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La Asl unica già divide i partiti in Consiglio

La Asl unica già divide i partiti in Consiglio

Non piace al Partito dei sardi e alle opposizioni, ma ci sono dubbi anche nel Centro democratico

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CAGLIARI. Una sola Asl al comando, le altre finiranno nelle retrovie. Il governatore Francesco Pigliaru ha presentato la «grande riforma della sanità», ma i partiti del centrosinistra come hanno reagito? Con il silenzio, almeno per adesso. Il Pd non ha commentato, e anche dagli gruppi della coalizione non sono arrivati comunicati ufficiali. È un buon segno, il silenzio, oppure, potrebbe essere l’inizio della pretattica che andrà avanti fino a quando la delibera della Giunta non sarà consegnata al Consiglio regionale? Chissà

La fiducia. Nelle prossime settimane, soprattutto se saranno calde, il presidente potrebbe arrivare a invidiare a Renzi la scorciatoia del voto di fiducia. Quello che fa Palazzo Chigi quand’è in difficoltà con la sua maggioranza, il voto di fiducia, appunto, Pigliaru non potrà mai farlo: non è una possibilità prevista dallo Statuto. Eppure, nella conferenza stampa di presentazione di «Unica» qualcosa che si avvicina alla fiducia il governatore l’ha detta. «Siamo disponibili ad accettare correzioni in meglio, ma se il testo venisse stravolto per seguire piccoli interessi localistici, privilegi e furbizie fino a ritornare al passato, la reazione sarebbe durissima». A caldo la frase potrebbe aver avuto solo il peso dell’avviso preventivo ai naviganti, in futuro diventerà un ultimatum?

I contrari. Nella maggioranza non c’è (ci sarà?) uno schieramento contro l’Asl unica, ma si sa che non tutti sono contenti. A cominciare dal Partito dei Sardi, che all’inizio della legislatura è stato il primo a presentare una proposta di riforma. Va ricordata: tre Asl divise fra nord, centro e sud. Da allora di quel progetto s’è persa traccia. Ma la ruggine c’è ancora e non ha caso, seppure fosse un assente giustificato, Paolo Maninchedda (presidente del partito e assessore ai Lavori pubblici, l’altro giorno non ha partecipato alla riunione in cui la Giunta ha approvato l’Asl unica. È vero che di recente, nella sua ultima assemblea regionale, i sovranisti sulla sanità sono stati morbidi, ma non è detto che i toni della discussione interna non aumentino nei prossimi giorni.

I dubbiosi. In questa fascia potrebbe esserci il Centro democratico di Roberto Capelli. Anche il Cd aveva una sua proposta, ma nel frattempo avrebbe sposato, seppure non del tutto, l’ipotesi dell’Asl unica. Ora i dubbi sarebbero invece sull’organizzazione di secondo livello: le otto Aree socio-sanitarie locali che faranno capo al direttore generale di «Unica». C’è qualcosa da rivedere, sarebbe stato il segnale arrivato dal Cd in queste ore. Mentre sono proprio i troppi poteri accentrati sul direttore generale a lasciare perplessi i consiglieri regionali dell’Upc. L’idea dell’uomo solo al comando e sotto il controllo diretto della Giunta non piace molto ai Popolari cristiani. Anche loro avrebbero pronte diverse correzioni.

Gli scettici. Sono quelli che prima di contestare la riforma delle Asl hanno puntato il dito contro la riorganizzazione della rete ospedaliera da settimane all’esame della commissione Sanità. Il gruppo, si sa, è folto e capeggiato dal presidente del Consiglio Gianfranco Ganau del Pd. (ua)

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