Il sindaco ribelle attacca: penalizzati dall’allarme
Berchidda, Andrea Nieddu ha deciso di non sospendere la fiera degli ovini «Nell’ordinanza dell’Asl non mi è stato chiesto di fermare la manifestazione»
INVIATA A BERCHIDDA. Guarda amareggiato i tanti, troppi, box vuoti che avrebbero dovuto accogliere pecore, arieti e agnelli. «È triste constatare che molti allevatori iscritti alla mostra mercato, non sono venuti. È un danno economico al territorio», dice Andrea Nieddu, mentre cammina tra gli stand allestiti a Tancarè, alle porte del paese. Lui, sindaco “ribelle” o “coraggioso”, secondo i punti di vista, con un atto di forza, ha cercato di salvare quella che doveva essere una vetrina di eccellenza per promuovere l’ovino di razza sarda, pilastro dell’economia agro pastorale di Berchidda e dintorni. Vetrina sbiadita dall’improvviso spettro della blue tongue. Sabato, primo giorno di “Berchidda in fiera”, nel pieno dello svolgimento della due giorni di manifestazione, il servizio veterinario dell’Asl di Olbia ha comunicato all’amministrazione comunale la presenza di focolai di blue tongue nel comune: tre agnelli di due allevamenti diversi, sono risultati positivi al virus della Lingua blu. È scattato, quindi, il protocollo sanitario ministeriale. Che prevede il blocco della movimentazione degli ovini nel raggio di quattro chilometri. Anche la mostra mercato in via di svolgimento, che ricade nell’area individuata, avrebbe dovuto chiudere i battenti, con il blocco della movimentazione dei capi in esposizione. Ma il sindaco ha detto no.
Il sindaco ribelle. La fiera deve proseguire, ha puntato i piedi Nieddu. E così è stato. La mostra mercato è andata avanti come da programma, seppur dimezzata nei numeri: erano attesi 500 capi di tutte le specie – oltre agli ovini sardi, anche caprini, bovini, asinelli ed equini –, ne sono arrivati 250. Molti allevatori, saputo dei focolai, non si sono neppure mossi dai loro paesi. Andrea Nieddu, alla guida della comunità berchiddese da poco meno di un anno, difende la decisione presa. Lui, è sicuro di aver fatto le cose perbene. «Mi sono attenuto agli atti – spiega il primo cittadino, che è anche presidente della Comunità montana del Monte Acuto – Nella comunicazione dell’Asl non si parla di chiusura della fiera, ma solo di ordinanze da notificare agli allevatori interessati dai focolai della Blue Tongue». Poi, si addentra nella spiegazione.
La nota dell’Asl. «Nel primo pomeriggio di venerdì, quindi, a poche ore dall’inizio della manifestazione, aperta sabato mattina alle 8, ci è stato comunicato verbalmente, a me e a un gruppo di allevatori, l’ipotesi che la fiera potesse chiudere per via dei focolai. Alle 13.32 di sabato 7 maggio, in pieno svolgimento dell’evento, con 250 animali esposti nei box e 400, 500 visitatori tra gli stand, è arrivata in Comune la nota dell’Asl, con la quale si chiedeva al sindaco di emanare le ordinanze da notificare ai due allevatori i cui agnelli erano risultati positivi alla blue tongue. In pratica, dovevo disporre il sequestro cautelativo dei due allevamenti, provvedimento che ho assunto questa mattina. Ma non si parlava di sospensione della fiera. Quindi, siamo andati avanti. Un atto del genere da parte mia, tra l’altro, avrebbe comportato gravi problemi di ordine pubblico in una manifestazione già in atto. Vorrei anche sottolineare – rimarca il sindaco – che tutti i capi presenti alla fiera sono vaccinati contro la blue tongue, e gli allevamenti non ancora vaccinati, sono stati tenuti fuori dalla mostra mercato».
Alla fine, la prima edizione di “Berchidda in fiera”, pur travolta dalla bufera, si è svolta regolarmente: tanti i visitatori che hanno affollato gli stand con gli animali da vedere e da acquistare, e con i prodotti del mondo delle campagne. La Pro loco ha pure offerto il pranzo: zuppa berchiddese, succulento piatto tipico locale. Ma non era certo il risultato che l’amministrazione e gli allevatori, che col Comune hanno lavorato per mesi, gomito a gomito, si aspettavano.
Le proteste. «Non si può bloccare una fiera a poche ore dal suo inizio, mandando in fumo migliaia di euro spesi per l’organizzazione – protesta Gian Matteo Sanna, allevatore di Berchidda – Le fiere rappresentano un’occasione unica per noi allevatori per vendere, ma anche reddito per il paese». C’è anche chi, è arrivato dalla penisola per acquistare gli ovini sardi. Ma è rimasto deluso. «Non c’è scelta, decine di box sono vuoti», lamentano Marino Ruzzi e Giovanbattista Conti, allevatori toscani. Il sindaco “ribelle”, raccoglie le lamentele e scuote la testa amareggiato, mentre cammina tra gli espositori, insieme agli assessori all’Agricoltura Marco Sini e al Bilancio Maurizio Porcu. L’anno scorso, Andrea Nieddu, insieme ai sindaci di Oschiri e Telti, si era rifiutato di firmare un’ordinanza per la vaccinazione coatta di tre allevamenti. «Troppo spesso si demanda a un sindaco l’assunzione di decisioni che attengono strettamente il campo medico-sanitario e la libertà dell’allevatore su come gestire il proprio allevamento – dice –. La politica deve avere il coraggio una volta per tutte di definire con certezza le competenze dei vari enti, considerando prevalente il principio della coesione sociale e delle potenzialità di sviluppo del territorio».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
