Pd, la strategia dei soriani: ora un segretario a tempo
I fedelissimi dell’eurodeputato sulla stessa linea dell’area Cabras-Fadda Ma sul congresso a giugno sono contrari: deve svolgersi dopo il referendum
CAGLIARI. Se il leader s’è messo da parte, i «suoi uomini» non ci pensano neanche un po’. Da quando Renato Soru è stato condannato per evasione fiscale ha scelto il silenzio. Fra dimissioni dalla segreteria regionale del Pd e autosospensioni europee, è davvero uscito di scena. Però il suo gruppo ha subito reagito. L’altro giorno i soriani hanno organizzato una prima riunione dopo il terremoto giudiziario, sabato si rivedranno ancora in un luogo a loro caro: Santa Cristina. Certo, il colpo pesante, allo stomaco e alla testa, l’hanno subito ma hanno già un obiettivo: non essere spazzati via.
Il peso. Nell’ormai prossimo traghettamento del Pd oltre l’era Soru, i soriani vogliono contare eccome. Sanno bene di pesare almeno il 40 per cento della vecchia maggioranza, quella costruita con l’area popolare riformista e che si è disintegrata a gennaio, e dunque «non possiamo essere disarcionati e neanche messi da parte», è il segnale che hanno lanciato alle altre correnti. Prima del 21 maggio, che continua a essere la data più probabile in cui sarà convocata l’assemblea del partito, i conti con l’area post Soru (pare tra l’altro siano alla ricerca di nome nuovo) dovranno farli tutti.
Lo scettro. La corrente postuma non ha ancora un leader. Per ora, è in autogestione. A coordinarli sono le figure istituzionali. A cominciare dai consiglieri regionali Pietro Cocco, Gigi Ruggeri, Salvatore Demontis e Luigi Lotto per fare alcuni nomi, insieme ai deputati di stretta osservanza soriana. Sono Caterina Pes e Francesco Sanna, che sarebbe anche l’ufficiale di collegamento con la segreteria nazionale del Pd, quindi Renzi.
La strategia. L’area dell’ex segretario almeno tre decisioni le ha prese. La prima: è d’accordo sulla nomina di un successore con un incarico a tempo, ma non ha fatto il nome del possibile candidato. La seconda: «Pensiamo solo al futuro, con l’onore delle armi concesso a tutti», e quindi anche a Soru. La terza: sì al congresso straordinario del partito entro l’anno, ma non certo prima del referendum costituzionale di ottobre. Dunque, sono contrari all’ipotesi lanciata invece dagli ex alleati, i popolari-riformisti, che il congresso lo vorrebbero subito, dopo le Comunali di giugno». Ed è proprio questa differenza a confermare la voce che gira in questi giorni: il Pd è ancora in alto mare. (ua)
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