La Nuova Sardegna

Agenzia del lavoro, la riforma è legge

Rivoluzionato dal Consiglio regionale il sistema del collocamento sulla traccia del Jobs act nazionale

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CAGLIARI. Il sì è stato unanime: la nuova Agenzia unica del lavoro – sigla Aspal – è stata approvata dal Consiglio regionale. Con una velocità pazzesca, appena due i giorni di dibattito, la riforma è uscita dall’aula con molte novità. A cominciare dalla stabilizzazione dei precari degli ex uffici di collocamento, che faranno parte di un maxi organico, quello dell’Agenzia: 800 dipendenti e 200 sono ancora vuoti. Poi ci sarà l’assegno di ricollocazione per chi, espulso dal mercato, proverà a rientrarci con qualche qualifica in più nel libretto. O il «servizio personalizzato» destinato «a inserire oppure reinserire il lavoratore nelle aziende». Per proseguire, in uno degli oltre 40 articoli della legge, con gli uffici territoriali, le commissioni e conferenze regionali, incaricate di studiare come aggredire una crisi ancora spaventosa. Qualche numero va ricordato: 16,7 per cento di disoccupazione e l’occupazione appena sopra la metà della popolazione attiva. In una frase sola: c’è ancora molto, moltissimo, da fare.

I commenti. Nella riforma, c’è molto del Jobs act nazionale e il primo renziano di Sardegna, Gavino Manca del Pd e presidente della commissione Lavoro, l’ha sottolineato. «Dopo decenni di assistenzialismo – ha detto – la Regione finalmente investe e finanzia le politiche attive per il lavoro. Farà incontrare, con molto più velocità, domanda e offerta. Riusciremo anche a orientare giovani e disoccupati perché abbiano le caratteristiche sollecitate dalle imprese». Con subito dopo la sintesi del presidente della Regione: «La Sardegna – ha detto Francesco Pigliaru – da oggi in poi potrà contare su un sistema di Servizi per l’impiego rinnovato e rinforzato, moderno ed efficace». Che per l’assessore al Lavoro Virginia Mura sarà da subito «un cruscotto di riferimento per ogni lavoratore in cerca di una busta paga».

Il futuro. A questo punto il contenitore c’è, bisognerà riempirlo. Di cosa? E ovvio, lavoro, o come minimo opportunità per le imprese, soprattutto quelle più piccole, che sono l’ossatura dell’economia isolana e hanno bisogno di essere incoraggiate e rinvigorite. La rivoluzione, così è stata chiamata, avrà un costo per i bilanci della Regione: quasi 29 milioni quest’anno, serviranno a far partire il meccanismo, intorno ai 30 nel 2017 quando dovrà entrare a regime. Poteva essere fatto di più? La Regione, nel commento, ha scritto: «La Sardegna è una delle prime regioni ad allinearsi alle ultime leggi regionali e nazionali».

Le critiche. Però anche se in aula ha votato a favore, l’opposizione è stata più cauta nell’entusiasmo a luci spente. Forza Italia dalla maggioranza avrebbe voluto più coraggio nelle scelte, mentre «alla fine è stato approvato quello che potremmo definire il minimo garantito e bisognerà vedere se poi inciderà davvero sul mercato del lavoro». Secondo i Riformatori, «abbiamo la scatola, ma rischia di restare vuota, o comunque alleggerita da quello che serviva: la formazione professionale». Anche Fratelli d’Italia è stato critico nel commento finale: «L’ingresso in massa di 300 precari nell’Agenzia non solo potrebbe essere impugnato dal Governo, ma bloccherà i concorsi pubblici per diversi anni». Sono pericoli che la maggioranza ha negato e bene o male il sì ottenuto dalla minoranza è stata una sua vittoria. Per Gavino Manca, «da oggi in poi, dobbiamo essere bravi a gestire e far fruttare questa nuova stagione». Andrà tutto bene? Non per Alessandro Unali (Rifondazione) che dai banchi della maggioranza s’è astenuto. Perché? «Perché il Jobs act è e continuerà a essere una maledizione». (ua)

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