I tagli a spese dei cittadini: tributi cresciuti del 49%
I dati illustrati nella relazione sulla finanza locale sarda della Corte dei Conti Si risparmia sui servizi e crescono le tariffe locali, intatto il sistema burocratico
CAGLIARI. Lo Stato taglia e i comuni si rifanno sui cittadini: con un aumento delle tariffe sui servizi pari al 49,14 per cento, gli enti della Sardegna hanno mantenuto stabile il loro volume di entrate. In altre parole, anzichè risparmiare sui costi di funzionamento li hanno scaricati integralmente sui contribuenti, che dal 2011 al 2014 hanno dovuto fronteggiare un o spaventoso rincaro dei tributi senza che a questo sia corrisposto un miglioramento significativo dei servizi pubblici. A certificare con dati inoppugnabili l’operazione compiuta sulle tasche dei sardi è la sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, che nella relazione sulla gestione finanziaria degli enti locali in Sardegna - firmata dal presidente-relatore Francesco Petronio - riferita al quadriennio 2011-2014 ha fotografato nel dettaglio l’evoluzione della spesa pubblica nel 78,20 dei comuni dell’isola e sulle province sopravvissute alla riforma. Sono dati significativi, estratti dal sistema Sirtel, che dimostrano come nella media - e con qualche eccezione - i comuni abbiano affrontato la crisi senza alcuna pietà per i cittadini.
Cifre impietose. Lo dicono le cifre: nel giro di tre anni le entrate tributarie dei comuni sardi sono aumentate del 49,14 per cento. In numeri assoluti: se nel 2011 i comuni incassavano dai contribuenti 496,96 milioni di euro, nel 2014 hanno prelevato dalle loro tasche 741,18 milioni. Di contro le entrate da trasferimenti correnti, quelli dello Stato e della Regione, sono diminuite drasticamente: da un miliardo e tre milioni sono passate a 772,52 milioni, con un decremento pari al 23,04 per cento ampiamente compensato dal ritocco delle tariffe. Conti alla mano la disponibilità finanziaria dei comuni è rimasta stabile, anzi è cresciuta dello 0,5 per cento. A subire un tracollo sono stati i cittadini.
Le province. Diversa ma non meno sorprendente la situazione finanziaria delle province: le entrate tributarie del 2011 ammontavano a 119,34 milioni, tre anni dopo sono calate a 79,72 milioni con un taglio del 15,19 per cento. Ridotte nettamente anche le entrate da trasferimento statale, le province sarde hanno diminuito di conseguenza il volume dei servizi al cittadino ma si sono guardate bene da affibbiare colpi di forbice ai costi di funzionamento, che riguardano soprattutto l’apparato burocratico e politico. Quelli sono considerati costi rigidi: non si toccano. Mentre i dati della Corte dei Conti dimostrano come il costo del personale, per effetto della riorganizzazione e dei pensionamenti, sia calato in modo sensibile.
I tagli statali. Ma torniamo ai comuni, che nell’insieme hanno un impatto importante sulla spesa pubblica. Negli ultimi anni i governi nazionali non sono stati teneri con le amministrazioni locali, l’esigenza di rimettere in linea di galleggiamento i conti pubblici si è riflessa con realismo sugli enti più vicini ai cittadini. Restando ai trasferimenti correnti, i conti relativi al quadriennio preso in esame dalla magistratura contabile parlano da soli: nel 2011 i comuni ricevevano dallo Stato 329,03 milioni di euro, una cifra crollata nel 2014 a 57,12 milioni, con un decremento nel periodo pari all’82,64 per cento. La Regione non ha usato la scure, al contrario ha cercato di limitare i danni assegnando complessivamente ai comuni 561,95 milioni anzichè i 532,31 del 2011. L’effetto della cura dimagrante può essere letto in diversi modi: per la Corte dei Conti il taglio statale ha ridotto il grado di dipendenza erariale dei comuni, ma ha accresciuto la dipendenza dalla Regione e le spese dei cittadini.
Il risparmio. Spigolando fra le 180 pagine del monumentale lavoro di analisi elaborato dalla Corte dei Conti si scoprono altri elementi di riflessione, sui quali la Regione - cui la relazione verrà consegnata in questi giorni - potrà lavorare per impostare le proprie strategie finanziarie. Per esempio emerge che il risparmio realizzato dai comuni sardi nel periodo sotto esame riguarda sempre il personale. La ragione? Il blocco del turnover. In altre parole gli organici comunali si contraggono e non si fanno assunzioni da anni. Ecco così che dai 376,40 milioni investiti in buste paga si scende a 350,49 con un taglio pari al 6,88 per cento. Forse non è moltissimo, di certo offre un ulteriore elemento di discussione: gira e rigira, le amministrazioni pubbliche sono capaci di tagliare solo servizi e posti di lavoro.
Residui. Infine i residui passivi. Si tratta dei debiti contratti negli anni e a giudizio della Corte dei Conti un qualche miglioramento si registra nella velocità di pagamento, un dato peraltro ancora molto al di sotto della media nazionale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google