L’isola si tinge d’arcobaleno Il Pd: una conquista di tutti
Caterina Pes: nessuno può più essere escluso per l’orientamento sessuale Critico il senatore Luigi Manconi: nella norma sussiste un pregiudizio omofobico
SASSARI. Anche la Sardegna diventa color arcobaleno. Appena la Camera ha dato il via libera definitivo alla legge Cirinnà anche nell’isola è esplosa la gioia. Più virtuale che reale. Nessuna festa in piazza, ma un mare infinito di commenti su Facebook e Twitter. Tra i primi i deputati che con il loro sì hanno ridotto le distanze tra l’Italia e il resto del mondo in materia di diritti. In particolare quelli targati Pd, che sulla scia della Boschi col nastro arcobaleno o della Cirinnà portata in trionfo per il centro di Roma, hanno messo nero su bianco la loro soddisfazione. «È un traguardo di tutti, perché rimuove una discriminazione che sin qui aveva previsto che dei diritti e dei doveri fondamentali relativi alla famiglia potessero godere solo alcune persone e altre no – commenta Caterina Pes –. L'orientamento sessuale non può mai essere la ragione per escludere alcuni cittadini da un istituto che è un bene comune e proprio per questa sua caratteristica deve essere garantito a ciascuno». Post di gioia anche dal resto della truppa Pd, da Romina Mura a Silvio Lai, da Giovanna Sanna a Emanuele Cani.
Manconi critico. Nel coro unanime dem isolano si leva in disacordo parziale solo la voce del senatore Luigi Manconi, in prima linea da sempre nella battaglia per i diritti civili. «Si tratta indubbiamente di un fatto positivo, l'Italia si trovava pressoché all'ultimo posto fra le democrazie mature rispetto al riconoscimento di un diritto fondamentale della persona e questo scarto si è parzialmente ridotto – afferma il senatore –. Ma purtroppo siamo davanti a una legge che dovrebbe andare nella direzione della eguaglianza ma alla fine non lo fa».
Addio adozioni. Manconi aveva presentato il suo primo disegno di legge sul tema nel 1996 e anche in questa legislatura era stato il primo a proporre un ddl. «Ma era molto differente rispetto a quello che è stato approvato dal Parlamento. Una volta eliminato l’articolo sulle adozioni abbiamo perpetrato una discriminazione tra i figli di coppie etero e quello di coppie omosessuali. Questo è il motivo che mi ha spinto ad astenermi. Certo, se il mio voto fosse stato decisivo avrei votato di corsa a favore, ma, visto che la legge sarebbe passata comunque senza il mio sì, ho voluto manifestare un modesto dissenso».
Via la fedeltà. Ma c’è anche un altro elemento della legge Cirinnà che non è andato giù al senatore sassarese. La mancata previsione dell’obbligo di fedeltà per le coppie omosessuali. «Un fatto culturalmente gravissimo, perché oltre a introdurre una nuova sperequazione, visto che la fedeltà è richiesta alle coppie etero che si sposano, tradisce quello che è il pensiero autentico di una parte della classe politica e della chiesa cattolica sulla persona omosessuale. Ovvero che sarebbe destinato al libertinaggio, all’infedeltà. Un pregiudizio omofobico che resiste nonostante diritti e garanzie».
Matrimonio egualitario. Incassato il sì sulle unioni civili, in molti, anche nel Pd, hanno subito iniziato a mettere in calendario matrimonio egualitario e adozioni gay. Ma Manconi non è così fiducioso. «Questa legislatura ha già dato quanto poteva dare».
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