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Nel conto anche le spese della lavanderia

Nel conto anche le spese della lavanderia

Fondi ai gruppi, la seconda udienza di requisitoria del pm Cocco. Il 30 maggio le richieste di pena

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CAGLIARI. Fatture per notti trascorse in hotel della penisola soprattutto nei fine settimana («per quali impegni istituzionali?») sempre e stranamente per due persone. Pranzi e cene a base di ostriche e astice, nel conto dell’albergo anche il lavaggio di calzini e mutande. Quand’era consigliere di Insieme per la Sardegna e del gruppo misto, anni 2004-2009, l’olbiese Carmelo Cachia non badava a spese e a sentire il pm Marco Cocco pagava sempre il conto coi soldi del gruppo politico. Nel 2004 l’ex onorevole gallurese riesce persino a battere il record dell’onnipresenza: il suo nome risulta nello stesso giorno tra gli ospiti degli hotel Casa Mia di Arzachena, Mediterraneo e Regina Margherita di Cagliari, come dire onorevole uno e trino. Quando invece va a Roma sceglie il Jolly e l’Andreotti, paga coi fondi del gruppo e si fa accompagnare sempre da una persona di cui la polizia giudiziaria non è riuscita a scoprire il nome: «Resterà un mistero» ha ironizzato il pubblico ministero nella seconda udienza di requisitoria, in cui il magistrato dell’accusa ha passato in rassegna le posizioni di quattro imputati di peculato aggravato nel processo principale. Tra viaggi e tavolate, la Procura ha presentato a Cachia un conto di 44784 euro di cui 16637 incassati a luglio del 2005, quando il gruppo politico s’era ormai sciolto: «Cachia non ha mai spiegato il perché di queste spese - ha insistito Cocco, rivolgendosi al tribunale presieduto da Mauro Grandesso - quello che sappiamo è che il gruppo misto gli faceva accreditare regolarmente 2500 euro al mese. Ha spiegato di aver pagato un addetto alla comunicazione, che poi è scomparso. Ma la banca non gli ha fornito copia degli assegni di cui ha parlato. È vero che Cachia ha restituito diecimila euro a fine legislatura, ma è vero anche che da presidente del gruppo Insieme per la Sardegna aveva il compito di controllare le spese e non risulta che l’abbia fatto». Non meno complicata, a giudizio del pm Cocco, la posizione di Oscar Cherchi: la contestazione complessiva ammonta a 31900 euro, denaro speso per ragioni non giustificate: «Cherchi ci ha spiegato di aver speso soltanto per motivi istituzionali, nei vari passaggi dell’istruttoria compresa l’udienza preliminare non ha mai fatto cenno a collaboratori pagati, che improvvisamente compaiono al dibattimento - ha osservato il pm - ma la verità è che la prova difensiva è stata costruita dopo. Siamo di fronte a dichiarazioni non credibili, manca qualsiasi traccia di versamenti a favore dei collaboratori, non si sa neppure quale lavoro abbiano fatto, non c’è alcun contratto e neppure ricevuta».

Neanche «Raffaele Farigu ha giustificato le sue spese, si è limitato a dire in udienza che gli era stato confermata l’inutilità dei giustificativi in base alla delibera del 1993 - ha detto Cocco - così non risulta documentato neppure uno dei 74776 euro spesi da Farigu, l’onorevole ha liquidato il problema dicendo che a cercare i documenti doveva essere la Procura. Eppure i conti doveva averli la sua collaboratrice Giovanna Salaris, ma nessuno glieli ha chiesti fino al 2014, quando è deceduta. Farigu sostiene che mai avrebbe permesso un uso improprio dei soldi pubblici, ma non si può prosciogliere l’imputato solo perché lo dice lui».

Poche parole per Alberto Randazzo, cui la Procura contesta la spesa di 30550 euro: «Sono undici erogazioni che l’imputato non ha spiegato neppure nella memoria difensiva. Ha portato due testimoni che avrebbero collaborato con lui, nient’altro». Il pm concluderà la requisitoria con le richieste finali il 30 maggio, poi la parola andrà alla parte civile e alla difesa. (m.l)

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