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Pd, si allontana la data del congresso C’è lo stop da Roma

Pd, si allontana la data del congresso C’è lo stop da Roma

Nota di Guerini: ogni scelta viene rinviata a dopo luglio Prima si dovranno scrivere le regole per quello nazionale

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SASSARI. Il congresso può attendere. La guerra del Pd va in stand-by fino al 6 giugno. Il giorno dopo il voto alle amministrative si inizierà di nuovo a parlare di assetti del partito e della necessità di trovare un nuovo leader. Ma il percorso è accidentato. Per prima cosa c’è uno stop ai congressi regionali che arriva dal vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini.

In Veneto, oltre che nell’isola, c’è grande fermento per trovare un nuovo segretario regionale, ma da Roma è arrivato lo stop. Prima si dovranno scrivere le regole per il congresso nazionale e solo dopo si potrà dare il via libera a quelli regionali. Fino a luglio tutto resterà bloccato.

Lo stop. Ma il rinvio rischia di diventare uno scivolo naturale per fa slittare il faccia a faccia a novembre. A ottobre c’è il referendum costituzionale. Altro appuntamento che non può essere oscurato dalle lotte interne al partito.

Le incertezze. Il rischio è che il congresso regionale e quello nazionale si svolgano contemporaneamente e le scelte su chi nell’isola guiderà il partito vengano influenzate dal voto nazionale.

Correnti agitate. Per questo le correnti del Pd sono a lavoro. Per capire come muoversi davanti a questo orizzonte mobile. La prossima settimana l’area Spissu-Cabras si riunirà per stabilire una linea. Ma in generale tutte le anime del partito cercheranno in queste settimana di capire dove andrà il Pd. La prima cosa da scoprire è quanto sarà longevo il nuovo segretario.

Se il congresso e l’assemblea verranno rieletti in tempi rapidi con molta probabilità il segretario sarà un traghettatore neutrale, quasi un commissario che dovrà gestire l’ordinaria amministrazione. E l’accordo sarà in pratica immediato. Ma se i tempi diventeranno più lunghi è scontato che la scelta della guida del partito sarà molto più ponderata e complicata. Il suo nome sarà il risultato di un perfetto esercizio di equilibrio tra correnti.

Effetti collaterali. Il primo effetto collaterale è la quasi certezza che il rimpasto in giunta regionale venga rimandato. Senza un Pd con un segretario legittimato da un’assemblea nuova è difficile pensare che Pigliaru possa rivedere la squadra di governo. I Dem puntano ad avere un posto in più in giunta.

Effetto Renzi. In caso di sovrapposizione tra il congresso regionale e quello nazionale c’è il rischio che i renziani di Sardegna vengano beffati. Finiscano annacquati da un renzismo dilagante tra tutte le correnti. E le differenze tra le diverse correnti finiscano oscurate dalla propaganda nazionale.

Il dopo Soru. Il Pd vive quasi un paradosso. Stenta a decollare il dopo Soru. Il segretario leader, da molti avversato per il suo decisionismo, sembra non avere un sostituto immediato. La cosa più complicata sembra trovare un segretario che possa mantenere gli equilibri tra le correnti, ma non troppo forte per ridurne il peso. Sfumata l’ipotesi del commissario nominato da Roma rimane solo l’opzione del traghettatore.

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