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Forza Italia torna prima a sorpresa ma c’è anche tanto astensionismo

di Guido Piga
Forza Italia torna prima a sorpresa ma c’è anche tanto astensionismo

OLBIA. Il primo partito di Olbia è quello dell’astensionismo: 15.600 (non) elettori, percentuale del 33%. Una super lista, la più forte di tutte alle comunali. Quello dei voti veri, reali, è invece...

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OLBIA. Il primo partito di Olbia è quello dell’astensionismo: 15.600 (non) elettori, percentuale del 33%. Una super lista, la più forte di tutte alle comunali. Quello dei voti veri, reali, è invece una sorpresa: Forza Italia, 4.829 voti, percentuale del 17,1%, è la prima forza di Olbia e il suo candidato sindaco, Settimo Nizzi, lotterà contro il Pd per conquistare il municipio.

Per far capire al lettore sbarcato dalla Luna che l'arrivo al ballottaggio di un partito che non esiste quasi più in Italia non è un incidente di percorso, un caso bizzarro, occorre tornare indietro. Olbia è una citta tendenzialmente di destra, tutta la Gallura lo è. Non una destra estrema, xenofoba, che chiede allo Stato di essere più presente, per esempio contro i migranti. È una destra anarcoide, che chiede allo Stato di essere meno presente, se non assente, nelle faccende dell’economia, convinta che lacci e lacciuoli danneggino tutti, impresari e operai. La sua anima non è quella di Le Pen o Salvini, ma di Berlusconi, ancora lui.

Così Forza Italia si gode questo ritrovato primato, dopo che sembrava avviata al declino nella città più berlusconiana d’Italia: era solo il terzo partito alle Europee del 2014 (19,2%), il punto più basso di sempre. E invece, con Nizzi, si è ripresa, superando la concorrenza a destra vera e forte. Il civico Vanni Sanni, il super civico Marco Balata per estrazione sono di quell’area, il grosso del loro elettorato lo è.

E se è una sorpresa, Forza Italia, sempre per parlare all’uomo sbarcato dalla Luna lo è anche un’altra, forse meno appariscente, meno riconoscibile: il Pd che porta il suo candidato a sindaco a essere primo. Carlo Careddu ha il 32.3%, supera di quasi cinque punti Nizzi, arrivato al 27.4%.

Anche questa è una specificità di Olbia: perché l’estrazione di Careddu è socialista, non comunista. Il socialismo è stato dal Dopoguerra maggioritario a sinistra, con il Pci sempre marginale. I socialisti hanno conteso per anni la leadership alla Dc, hanno governato, e oggi hanno portato una certa sensibilità - la vicinanza alle piccole e medie imprese, agli artigiani - dentro il Pd. Un partito, questo, che alle comunali ha avuto il 15.3% dei consensi, contro il 22.7% delle politiche del 2013, il 29.8% delle Europee del 2014, il 17.2% delle comunali del 2011. Sembra un declino anche questo, ma il brutto effetto si annulla con la scelta di aver pacificato le varie anime interne e allargato la coalizione ad altre forze moderate.

Queste due Olbia - Forza Italia e il Pd socialista e popolare, due partiti che dentro l’economia reale, seppure con sfumature molto diverse, trovano anche la loro ragion d’essere - al ballottaggio cercheranno di conquistare le altre Olbia. Quella che non è andata a votare al primo turno, quel 33% che è un grosso pezzo di città. Quella che ha creduto al M5s, alla sua idea di rottura con il passato fatto di Dc e Psi e poi di Forza Italia.

Il M5s era il primo partito alle politiche del 2013 (32,7%) e alle Europee del 2014 (31,1%). Alle comunali è il secondo (16.3%). La metà dei voti, anche se era la sua prima uscita in una competizione in cui i temi locali hanno avuto la preminenza su quelli nazionali.

Ma ci sono 4600 voti (5600 della candidata a sindaco Maria Teresa Piccinnu, che è arrivata terza) che oggi sono in libertà. Il M5s non si apparenterà, né sembra plausibile che dia indicazioni di voto. Quegli elettori - che ieri sui social palesavano il loro dispiacere per l’occasione mancata di cambiamento e allo stesso tempo festeggiavano un risultato comunque buono - andranno a votare al ballottaggio? E, se sì, che cosa li potrebbe convincere a votare per il candidato di Forza Italia o per quello del Pd? La sfida si gioca lì, in larga parte, oltre che mandando a votare chi già l’ha fatto. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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