Ecco i sindaci highlander alla guida di Telti e Bulzi
SASSARI. Sindaco a vita. O quasi. Per la settima volta Telti ha scelto come guida Gianfranco Pinducciu. Trentasei anni dopo la prima volta. A Bulzi, invece, è stato eletto Edoardo Multineddu, già...
SASSARI. Sindaco a vita. O quasi. Per la settima volta Telti ha scelto come guida Gianfranco Pinducciu. Trentasei anni dopo la prima volta. A Bulzi, invece, è stato eletto Edoardo Multineddu, già primo cittadino per un quarto di secolo, ritornato al timone del centro dell’Anglona dopo 18 anni. In alcuni piccoli comuni, dunque, l’usato sicuro vale più della rottamazione. A Telti, è vero, l’avversario più temibile per Pinducciu era anche lui un ex sindaco, Matteo Sanna, ma la sua carta d’identità segna un quarto di secolo in meno. Eppure Pinducciu lo ha sbaragliato 50 a 32. A Bulzi, invece, quattro anni fa fu eletto Stefano Vacca, 27 anni, il sindaco più giovane dell’isola, ma è stato mandato a casa anzitempo. E per riconquistare il comune il gruppo di Vacca si è voluto affidare proprio a Multineddu e alla sua lunga esperienza. Una scelta che si è rivelata azzeccata.
L’highlander di Bulzi. La prima volta di Edoardo Multineddu, classe 1943, nel consiglio comunale di Bulzi fu nel 1964 da consigliere della Democrazia cristiana. Sei anni dopo fu eletto sindaco. Un incarico che - salvo qualche piccolo stop come accadeva ai tempi della Prima repubblica - ha mantenuto per 28 anni. Dal 1970 al 1998. E ora, diciotto anni dopo, viene rieletto di nuovo primo cittadino. «Mai avrei pensato di dovermi rimettere in gioco – racconta il neo sindaco, che ha battuto l’avversario Palmiro Sardu per 27 voti –. Era una cosa che ormai non faceva più parte dei miei programmi. Ma a Bulzi c’era stato un mezzo pasticcio che aveva costretto l’amministrazione a dimettersi dopo appena tre anni. Il gruppo che guidava il comune, a partire dallo stesso ex sindaco, Stefano Vacca, era vicino a me. Mi hanno fatto una corte serrata, mi hanno pregato e alla fine ho ritenuto opportuno ricandidarmi». Rispetto al passato, però, fare il sindaco sembra essere più difficile. «Non saprei, oggi almeno ci sono fondi garantiti per i comuni, prima bisognava cercarli – sostiene Multineddu, nessuna tessera partitica ma di area Pd –. Anche se oggi le aspettative della gente sono molto più alte».
Il re di Telti. Aspettative che, però, nel vedere i voti ottenuti da Pinducciu, sono state ripagate appieno. Un plebiscito lo ha confermato alla guida di Telti, dove fu eletto per la prima volta nel 1980. «Fare il sindaco è una esperienza straordinaria – racconta –. Io poi non ho famiglia e ho potuto dedicare tutto me stesso al paese. Ho potuto dedicare la mia esistenza alla mia comunità, ricevendo in cambio diverse gratificazioni». Oggi, rispetto al passato, i tempi per i comuni sono più duri. «Stato e Regione ci trattano come pezze da piedi». Pinducciu è stato sindaco ininterrottamente dal 1980 al 1995, sconfitto alle prime elezioni dirette, fu rieletto nel 1997. «Se chi mi aveva sostituito allora non fosse stato sfiduciato forse sarei guarito da questa malattia». Invece, ancora sindaco nel 2001. Poi nel 2006 - allora vigeva il divieto di un terzo mandato consecutivo - il cambio con il suo allora delfino Matteo Sanna, che però cinque anni dopo, impegnato in Consiglio regionale, decise di non ripresentarsi. Ecco di nuovo Pinducciu al timone del Comune. «Il cambio fa bene a tutti, a noi amministratori, ma anche agli stessi cittadini, che in tal modo possono fare le loro valutazioni».
Il Pinducciu VII. E quest’anno le hanno fatte. Da fedelissimi Pinducciu e Sanna sono diventati avversari e si sono sfidati ai seggi, con il terzo incomodo Gesuino Todde. Il responso delle urne non lascia dubbi: il sindaco uscente al 50, l’ex consigliere regionale al 32 e Todde al 16. E così il Pinducciu VII è potuto cominciare. Agli inizi della sua carriera politica il sindaco di Telti, oggi 65 anni, era una democrisitano di ferro, con il crollo della Prima repubblica ha aderito ad An, con cui è stato eletto nel consiglio provinciale di Olbia Tempio. «Ora non sono più nulla, non bado più ai colori. Basta vedere il gruppo di persone che fa parte della mia maggioranza. Di molti di loro non so nemmeno quale sia l’orientamento politico. Sono tutti giovani, molti figli di miei ex consiglieri del passato, che hanno a cuore solo le sorti di Telti».
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