Elezioni comunali, il Pd cerca l’effetto Zedda per volare ai ballottaggi
Vertice a Oristano per trovare una strategia ed espugnare i centri contesi. La vittoria al secondo turno nei tre Comuni in cui si deve ritornare a votare consacrerebbe a livello nazionale il modello Sardegna
SASSARI. Dal top al pericolo flop. Il successone di Zedda a Cagliari è già metabolizzato. Ora il centrosinistra ci crede, passa all’attacco e pensa ai ballottaggi. Il modello Cagliari funziona ed è già diventato modello Sardegna. Le elezioni che dovevano segnare la fine dei due poli hanno rafforzato il centrosinistra e lasciato in vita il centrodestra. I 5 stelle stanno a guardare.
Il successo nelle tre competizioni per il secondo turno, Olbia, Carbonia e Sinnai, potrebbe segnare la consacrazione della coalizione che guida la Regione e in particolare del Pd. Il più sbandato dei partiti potrebbe scoprire di avere una vita full optional. Ecco perché una vittoria nei ballottaggi diventa fondamentale.
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Modello Zedda. La direzione sembra precisa. Un Pd che dialoga con la sinistra e l’anima sovranista e indipendentista. Il modello Sardegna sembra funzionare. Zedda è l’unico candidato del centrosinistra in una grande città che passa al primo turno. Il voto non solo conforta il premier Renzi, ma apre nuovi scenari nell’isola. «Il Pd sardo ha dimostrato di avere lungimiranza nella strategia che ha portato al successo Zedda – dice il deputato Francesco Sanna –. Ci siamo mossi con grande intelligenza costruendo attorno a Zedda una coalizione che rimanesse saldamente nel campo del centrosinistra. Ci siamo mossi contro alleanze improvvisate e abbiamo recuperato il Psd’Az».
Il peso del successo. Quasi un paradosso per il Pd sardo. I dem sono senza un segretario, in una sorta di tregua armata tra correnti. È arrivato alle elezioni con una sorta di pilota automatico, ma ora serve una direzione. Anche per questo oggi è previsto un vertice tra gli sherpa del partito a Oristano. Saranno due per corrente e con molta probabilità decideranno di non decidere. Il partito andrà avanti senza scossoni fino a dopo le elezioni.
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Stand by. Ecco perché le ipotesi di rimpasto in giunta sono più o meno vicine alla fantasia. Tutti ne parlano, compreso il governatore Francesco Pigliaru, ma nessuno ora ha la forza per imporle. Non il Pd che è senza un segretario e con il successo alle elezioni potrebbe passare alla cassa e mettere sul tavolo delle trattative tutto il suo peso. Non gli alleati di governo, che alternano exploit e flop nei diversi comuni. Tutto verrà rimandato di qualche mese. Quando i Dem avranno stabilito i nuovi rapporti all’interno del partito. Le elezioni potrebbero cambiare il peso delle correnti in modo determinante. «Se i ballottaggi confermeranno il risultato elettorale il centrosinistra dimostrerà di avere un modello solido – dice il senatore Silvio Lai –. Una formula in cui il Pd guarda a sinistra e al centro e si rivolge alle istanze sovraniste e autonomiste. Il modello che ha portato Zedda alla vittoria è lo stesso che ha portato Francesco Pigliaru alla guida della Regione. Una formula che include e non esclude. Io non parlerei di un modello Sardegna, ma di un modello Centrosinistra nato dall’esperienza del Pd a livello nazionale e calato nella realtà isolana».
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La polverizzazione. Ma c’è un altro elemento che emerge dal voto. I partiti che mettevano insieme il 40 per cento dei consensi sono spariti. Evaporati. Il voto si è polverizzato in un’infinità di liste in cui raggiungere il 3 per cento è già un successo. A Cagliari il secondo partito sono i 5 stelle che non arrivano al 10 per cento. La coalizione di centrosinistra era composta da 11 liste, una sola civica e in poche sono andate oltre il 3 per cento. Ma senza i piccoli affluenti il fiume di voti non avrebbe portato la vittoria di Zedda al primo turno. Questo fa crescere il peso dei piccoli e lo farà crescere anche nei rapporti di forza all’interno della coalizione di centrosinistra. Ma c’è anche un altro aspetto che emerge dal voto. Il Pd vince solo dove va con i partiti della sinistra e della galassia indipendentista e sovranista.
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