In manette sette scafisti
Hanno organizzato il viaggio dei 390 profughi sbarcati a Porto Torres
PORTO TORRES. Nascosti tra i migranti, con la speranza di arrivare a terra e poi - dopo le procedure di accoglienza - fare perdere le tracce. Il piano dei sette presunti scafisti, però, non è riuscito e ieri sono stati arrestati dagli investigatori della squadra mobile della questura di Sassari e dai finanzieri della compagnia di Sassari e della tenenza di Porto Torres. Sono stati rinchiusi nel carcere di Bancali (tranne il minore che è andato al Centro di prima accoglienza) con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Si tratta di cinque egiziani (tra di loro anche un minore), un cittadino yemenita e uno somalo che erano a bordo della “Rio Segura” approdata lunedì notte nello scalo di Porto Torres.
Tra gli egiziani ci sarebbe anche il capo (ha poco meno di 60 anni) che avrebbe guidato la traversata dei migranti partiti da Alessandria d’Egitto a bordo dei gommoni per poi essere trasbordati su un peschereccio che - più tardi - è stato intercettato e soccorso dalla nave spagnola nelle acque del Mediterraneo orientale. La richiesta di intervento era stata diramata dalle autorità marittime maltesi.
Il capo. Quando la nave spagnola era ormai in vista della coste turritane, l’egiziano più anziano si è staccato dal gruppo, è salito sul ponte della nave quasi a voler raccogliere i consensi. È stato acclamato e applaudito da un gruppo consistente di migranti che - secondo gli investigatori - gli hanno riconosciuto il merito di averli portati a destinazione. E lui avrebbe risposto con un cenno della mano a quello che era un ringraziamento.
Le informazioni. Fondamentale, ai fini dell’indagine di polizia giudiziaria, è stata la collaborazione offerta da due militari - della Guardia di finanza e della Capitaneria di porto - che si trovavano già a bordo della nave spagnola. In quel momento non potevano svolgere alcuna attività (essendo di fatto in territorio straniero), ma hanno osservato e individuato con chiarezza alcune persone. Particolari che si sono rivelati utili per risalire agli scafisti che viaggiavano confusi tra i migranti.
Testimonianze. Il quadro indiziario è stato completato e rafforzato dalla preziosa testimonianza di diversi migranti che - con il loro racconto - hanno indirizzato gli investigatori della squadra mobile, guidati dal dirigente Bibiana Pala, e i finanzieri sul gruppo di sette scafisti. La sola attività di osservazione e di raccolta di informazioni effettuata a bordo dagli ufficiali di polizia giudiziaria, infatti, non sarebbe stata sufficiente per arrivare ai provvedimenti di fermo nei confronti degli scafisti.
Accertamenti. I sette fermati sono stati tutti fotosegnalati e sono scattati gli accertamenti per valutare l’eventuale coinvolgimento in altre operazioni simili. C’è il sospetto che abbiano già effettuato altri trasporti di migranti, collegati a sistemi gestiti dalla criminalità che fa grossi affari sulla pelle dei disperati, costretti a pagare cifre importanti per viaggi della speranza che - troppo spesso - finiscono in tragedia.
I testimoni verranno ascoltati ancora, specie dopo che avranno raggiunto le rispettive destinazioni e saranno in una condizione di maggiore tutela.
Gli scafisti. Nelle prossime ore, con il contributo degli interpreti, verranno sentiti anche i sette fermati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’obiettivo è quello di ricostruire il percorso fatto dai fermati e capire in che modo è avvenuto il loro incontro con i migranti, in larga parte provenienti dal corno dell’Africa.
Le indagini. Di fronte alle capacità di chi gestisce il business del trasporto dei migranti, anche l’attività investigativa delle forze di polizia ha avuto una progressiva evoluzione. E il primo tassello - prima dello sbarco nei porti - è quello di individuare la presenza di eventuali scafisti. Troppo spesso, infatti, viaggiano insieme ai migranti, contando sul silenzio garantito dal terrore esercitato su chi ha perso tutto.
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