Sul voto guerra di cifre tra Grillo e i dem
Il “garante” del Movimento: «Risultato storico». Replica Orfini: «Propaganda». Minoranza Pd: «Il partito cambi o muore»
ROMA. È guerra dei numeri tra M5S e Pd. In attesa del verdetto dei ballottaggi, va in scena il solito dibattito su chi ha vinto e chi ha perso domenica scorsa. E volano botte da orbi. Canta vittoria Beppe Grilllo che dal suo blog sfoglia la rassegna della stampa estere ed esulta: «Tutto il mondo ci guarda. Tutti i giornali del mondo hanno riportato la notizia del risultato storico a Roma». «Il Movimento 5 stelle si afferma come la forza politica nazionale più votata alla amministrative, al secondo posto, in via di estinzione, c’è il Pd», aggiunge Grillo che ringrazia i 956.552 cittadini che hanno votato i pentastellati contro i 953.552 che hanno scelto il Pd.
Ma il presidente del Pd, Matteo Orfini, non ci sta e prova a ribaltare la tesi di Grillo, cercando di dimostrare come anche i pentastellati abbiamo perso voti rispetto alle politiche del 2013. Come per altro rivela anche l’analisi del voto dell’Istituto Cattaneo, non a caso citato da Orfini.
«I numeri hanno una loro testardaggine, e allora se vogliamo davvero analizzare il voto è bene tenerne conto: al voto andavano 24 comuni capoluogo, il Pd ne ha vinti al primo turno 3 e arriva al ballottaggio in 17. Sono 4 quelli in cui siamo rimasti fuori, il Movimento 5 stelle in 6 non è nemmeno riuscito a presentarsi, in 15 rimane fuori dal ballottaggio. In 14 comuni capoluogo il M5S va al ballottaggio solo in 3: Roma, Torino e Carbonia», scrive su Facebook Orfini. Il presidente del Pd che, dopo lo scandalo di Mafia Capitale, è anche commissario del partito a Roma spiega inoltre che in questa tornata elettorale è difficile fare il calcolo preciso dei voti andati al Pd per la presenza di molte liste civiche. Ma avverte, «quello che è certo è il M5S perde rispetto al 2013, mentre il centrosinistra cresce (fonte Istituto Cattaneo) la Lega scompare, Sinistra italiana ottiene un risultato deludente (parole di Fassina non mie). Questo è il quadro, il resto è legittima propaganda», spiega Orfini convinto che il Pd possa giocarsela non solo a Torino e Milano ma anche a Roma.
Intanto l’Istituto Cattaneo evidenzia la crescita a sorpresa del centrodestra, tornato competitivo soprattutto a Milano dove Forza Italia ha doppiato i voti della Lega. Stefano Parisi è a soli 5mila voti dal candidato del Pd, Beppe Sala. Per largo del Nazareno perdere Roma e MIlano sarebbe davvero un brutto colpo. E poco conta che Renzi continui a dire che il risultato delle amministrative non avrà alcune ripercussione sul governo per il quale resta, come annunciato, decisivo l’esito del referendum di ottobre. La sinistra del Pd non ha accettato la tregua proposta dal segretario premier fino al referendum. Ma, a partire da Pier Luigi Bersani, avrà modo e tempo per togliersi qualche sassolino dalla scarpa dopo il 19 giugno. Ma anche Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, avverte: «Renzi cambi o è già finito». A preoccupare largo del Nazareno non è solo l’esplicito pronunciamento per le candidate M5S a Roma e Torino, ma la possibilità che tra Lega e M5S so possa creare un asse silenzioso per azzoppare il presidente del Consiglio, votando contro i candidati del Pd. Per questo Renzi, ma anche Maria Elena Boschi, potrebbero saltare l’ultimo giro di campagna elettorale.
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