Nuoro, la Chiesa guida la rivolta
Don Borrotzu va all’attacco: «Ci chiedono 500 euro per ogni parrocchia»
NUORO. «Ci è arrivata una richiesta da 480 euro per un conguaglio relativo al periodo dal 2005 al 2011, ma la cosa esilarante è che l’utenza alla quale lo stanno chiedendo, intestata alla nostra associazione di volontariato che nel 2005 non esisteva, è nata solo nel 2008. Se pensano che ci piegheremo, si sbagliano di grosso. Siamo pronti a fare il ricorso. A noi e ad altre parrocchie nuoresi e del territorio stanno facendo richieste assurde, a conti fatti tutta la questua che raccogliamo rischia di andarsene per pagare Abbanoa». Da tempo in prima linea nella battaglia contro quelle che ritiene ingiustizie e storture di Abbanoa, e già protagonista nel recente passato nella guerra legale contro i depositi cauzionali poi finita con una sconfitta in primo grado, don Pietro Borrotzu non si arrende e scende di nuovo in campo contro l’ente unico per le richieste di pagamento dei conguagli. Ci sarà anche lui, infatti, parroco della chiesa nuorese di Beata Maria Gabriella e presidente dell’associazione Carta di Zuri, nella grande assemblea pubblica che l’Adiconsum Sardegna e della sezione nuorese sta organizzando per venerdì 17, alle 17.30, nell’auditorium della biblioteca Sebastiano Satta, a Nuoro. Alla riunione, che sarà coordinata dal responsabile Adiconsum di Nuoro, Bobore Manca, oltre a don Borrotzu interverranno anche il presidente dell’Acli provinciale Tore Uru, e il responsabile di Adiconsum Sardegna, Giorgio Vargiu. Nel corso del dibattito, dunque, verrà affrontato il tema dei conguagli retroattivi. «Ho spedito l’invito a partecipare a tutte le parrocchie nuoresi – spiega don Borrotzu – e ho già ricevuto diverse adesioni. A Nuoro ci sono dieci parrocchie e a tutte stanno arrivando richieste di conguaglio Abbanoa per una media di 500 euro ciascuna. Si tratta di richieste non giustificate e prive di fondamento giuridico anche perché in gran parte si riferiscono a periodi già prescritti». «Per non parlare poi – aggiunge il parroco di Beata Maria Gabriella – di situazioni paradossali e assurde come la nostra. La nostra utenza Abbanoa da diversi anni è intestata all’associazione di volontariato Ut Unum sint, che gestisce il centro sociale e la casa di accoglienza annessa alla parrocchia. Questa associazione esiste solo dal 2008, e la cosa esilarante è che invece Abbanoa ci sta chiedendo un conguaglio anche per i tre anni precedenti, quando nemmeno esisteva. Ma ci rendiamo conto?». Don Borrotzu, insomma, è pronto a presentare un nuovo reclamo che poi confluirà in quella sorta di class action promossa da Adiconsum. Ed è pronto anche a farsi portavoce della protesta della chiesa sarda nella nuova battaglia contro Abbanoa. «I ricorsi contro i depositi cauzionali, quanto meno in primo grado, non sono andati bene: abbiamo perso noi – ammette, il parroco nuorese – ma questo non significa che le nostre istanze non fossero giuste».
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