La Nuova Sardegna

Effetti sulla Regione: verifica politica, e rimpasto in Giunta

di Umberto Aime
 Effetti sulla Regione: verifica politica, e rimpasto in Giunta

Accusato il colpo di domenica, cambieranno gli assessori La salvezza però potrebbe essere il Patto per la Sardegna

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CAGLIARI. Quattro numeri in fila potrebbero essere la salvezza dopo il diluvio domenicale: 1509. È il miliardo e mezzo del Patto nazionale con e per la Sardegna. È ancora da firmare ma è dato per sicuro, sarebbe questione di giorni, col presidente Pigliaru in attesa solo dell’arrivo e del sigillo in loco del primo ministro Matteo Renzi. Basterà l’annunciato e possibile Piano di rinascita 2.0 per far dimenticare in fretta al centrosinistra (e al Pd soprattutto) il cappotto incassato nei ballottaggi a Olbia, Carbonia e Monserrato, visto che a Sinnai s’è consumata l’ennesima lotta fratricida? Chissà. Però potrebbero non essere sufficiente per gli elettori, che domenica quasi dovunque seppure spinti da diversi motivi hanno voltato le spalle al governatore e ai suoi alleati. Prima con un’astensione paurosa, un sardo su due ha disertato i seggi e questa macchia è sulla coscienza non solo di chi governa. Poi con un voto che sì era solo amministrativo – il copyright è di Renzi – però anche, molto, moltissimo politico e regionale. In sintesi: l’arrivo dell’attuale e ora malconcio donatore di milioni per sconfiggere l’insularità, potrebbe servire certo a dare ossigeno a un centrosinistra in grande affanno. Però è difficile che possa essere anche l’unguento miracoloso per lenire il dolore dell’ultima ferita. Provocata poche ore fa da un trauma molto simile a quello subito dal centrosinistra nel 2015, quando uscì travolto e stravolto da altre elezioni amministrative. La sconfitta di un anno fa va ricordata, perché pochi, in maggioranza, hanno imparato la lezione e quell’avviso ai naviganti è caduto nel vuoto. Fu una disfatta a Nuoro, teatro di un altro conflitto a sinistra, Porto Torres e Sestu, con la sola vittoria a Quartu, che poi s’è dissolta in fretta e sempre per lo stesso brutale motivo: faide e personalismi. Nei successivi dodici mesi, il centrosinistra e la Giunta da quella gabbia non sono riusciti a liberarsi. Anzi, oggi sembrano essere ancor più prigionieri di quegli stessi strumenti per l’auto-tortura da loro inventati e fabbricati neanche molto tempo fa. L’attuale crisi intorno all’Asl che sarà, gli scontri su trasporti e agricoltura lo confermano: non c’è pace e persino quel che di buono è stato fatto spesso è finito autodistrutto dal centrosinistra. Trascorsi oltre due anni e mezzo dalle elezioni del 16 febbraio 2014 Giunta e coalizione continuano a dialogare poco, quasi a non capirsi o, peggio ancora viaggiano su universi paralleli. Assessori tecnici e consiglieri regionali sostengono di dannarsi l’anima per far uscire la Sardegna dalla crisi, ma gli elettori per la seconda volta non l’hanno percepito. Dove avevano un’alternativa, i Cinque stelle, sono andati da quelle parti convinti anche da un sincero “meglio l’ignoto del presente” Oppure non hanno creduto alle riforme fatte o all’orizzonte, e scelto l’usato sicuro, a Olbia, o un rampante del comatoso centrodestra, a Monserrato. Il successo al primo turno di Massimo Zedda, a Cagliari, sembrava aver rivitalizzato la coalizione, e invece l’incubo è tornato. Scrivere che le colpe di quanto è accaduto domenica sarebbero tutte della Giunta sarebbe ingiusto. Ma anche scaricare le responsabilità sulla coalizione, in particolare su un Pd sfilacciato da mesi, sarebbe un’analoga ingiustizia. Però entrambi oggi non possono sottrarsi da un immediato esame di autocoscienza, per non aver intuito, intercettato i bisogni della gente, e aver sprecato giorni in un’autoreferenzialità che ha portato alla seconda debacle. Ora, nei partiti storici, molti sono sicuri che un rimpasto in Giunta potrebbe essere la seconda salvezza insieme al Patto nazionale. Se sul miliardo e mezzo va concesso il beneficio del fare, usato benissimo risolleverebbe davvero le sorti dell’isola, invece il valzer delle poltrone rischia di essere solo una pezza su uno squarcio se non ci fosse anche dell’altro. Sì, servono più idee e più politica di tutti giorni per far ricredere gli elettori. Non esistono alternative al salto di qualità popolare della Giunta e della maggioranza, oppure c’è il voto anticipato. A cui nella coalizione nessuno è ovvio pensa, perché vorrebbe dire consegnare l’intero pacchetto a chi nel 2014, alle Politiche, è stato il partito più votato, poi ha vinto un anno fa e di nuovo l’altro giorno. Sono i Cinque stelle, che in Regione non ci sono, ma nei Comuni sì.

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