Santini dentro le schede, è record di nulle: 482
OLBIA. Il partito dei delusi che ha condizionato pesantemente le elezioni comunali a Olbia si è manifestato disertando le urne, ma anche pasticciando le schede. Sono ben 482, infatti, quelle...
OLBIA. Il partito dei delusi che ha condizionato pesantemente le elezioni comunali a Olbia si è manifestato disertando le urne, ma anche pasticciando le schede. Sono ben 482, infatti, quelle annullate al ballottaggio (erano addirittura 1.038, pari al 3.31%, al primo turno). In una competizione elettorale decisa da un pugno di voti (appena 357), il dato delle schede nulle diventa interessante.
Naturalmente non si tratta di un non-voto organizzato per protesta e nel mucchio c’è un po’ di tutto, doppie croci e candidati inesistenti. Invalidare la scheda è una pratica che esiste da sempre, ma questa volta assume un significato particolare, proprio perché il vincitore si “pesa” con pochi voti. Su tutte le schede nulle non sono passate inosservate quelle che esprimono la preferenza per il Movimento 5 Stelle, assente al ballottaggio, o addirittura quelle che allegano santini e manifestini di propaganda elettorale, sempre dei 5 Stelle. In qualche scheda campeggia il viso sorridente di Teresa Piccinnu, che dei grillini era il candidato sindaco al primo turno.
E dire che proprio i voti liberi dei grillini erano indicati come decisivi al ballottaggio. Così, invece, non è stato e se decisivi sono stati è solo nella spallata finale al Partito democratico e al centrosinistra. Ben altro peso, invece, hanno avuto i voti liberi (ma neanche tanto) delle liste civiche comunque orientate verso il centrodestra (Vanni Sanna e Marco Balata). A parte gli accordi (confessabili oppure no), eletti o no al primo turno i loro consiglieri comunali, al ballottaggio i civici sono “ritornati a casa” votando e contribuendo a eleggere sindaco Settimo Nizzi e a lasciare al palo Carlo Careddu.
Delle tante schede nulle per protesta inevitabilmente si parlerà a lungo e si racconteranno leggende elettorali. Resta il fatto che si tratta di un ulteriore elemento che conferma la tendenza sempre più marcata all’astensione e la solidità del partito dei delusi. Un vero e proprio esercito (crescente di elezione in elezione) che annovera gli annoiati, gli arrabbiati contro il mondo, i ribelli dell’antipolitica. Così il non-voto si trasforma in sberleffo e la distanza tra i cittadini e l’esercizio della democrazia rischia di diventare incolmabile.
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