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Condanna confermata per Salis, per lui solo uno sconto di pena

Condanna confermata per Salis, per lui solo uno sconto di pena

CAGLIARI. Cade anche la speranza dell’appello per Adriano Salis, l’ex consigliere regionale dell’Idv imputato di peculato aggravato per l’uso improprio di 62773 euro destinati all’attività del gruppo...

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CAGLIARI. Cade anche la speranza dell’appello per Adriano Salis, l’ex consigliere regionale dell’Idv imputato di peculato aggravato per l’uso improprio di 62773 euro destinati all’attività del gruppo politico cui apparteneva nella tredicesima legisaltura ma spesi per l’accusa in modo contrario alle norme. Condannato a un anno e otto mesi dal gup Cristina Ornano, l’ex assessore provinciale ha ottenuto dal collegio di secondo grado uno sconto di due mesi che non gli sarà utile per rientrare sulla scena politica: la legge Severino glielo impedisce. Lo scorso 18 aprile il pg Maria Grazia Genoese aveva chiesto alla Corte d’Appello la conferma della sentenza di primo grado, giudicando le prove raccolte dalla Procura sufficienti a dimostrare la colpevolezza dell’esponente politico.

Dal canto suo Salis aveva parlato in aula per quaranta minuti, contestando punto per punto il capo d’imputazione e sostenendo di avere sempre impiegato il denaro del gruppo regionale per scopi istituzionali, senza intascare neppure un euro: «Non ho messo in tasca un centesimo – ha ripetuto con forza davanti ai giudici Onni, Muscas e Lampis – e ho dimostrato con testimonianze e documenti che lo scopo di ogni uscita era riferito all’attività politica». Prima Salis poi l’avvocato Marco Fausto Piras avevano fatto nomi e cognomi dei collaboratori retribuiti dal consigliere e ricordato le attività organizzate, i convegni, gli incontri: «Non c’è traccia di spese personali – aveva insistito l’avvocato Piras – l’onorevole Salis si occupava di politica e ogni euro è uscito dalle casse del consiglio regionale solo per l’attività politico-istituzionale, comunque nel tempo l’onorevole ha giustificato spese per oltre 90 mila euro». Mancherebbe dunque - a giudizio della difesa - la prova dell’appropriazione del denaro, un elemento fondamentale del reato di peculato di cui Salis risponde.

Aveva parlato anche l’avvocato Luigi Concas, analizzando la vicenda sotto il profilo del diritto, citando alcune sentenze emesse da tribunali della penisola che che a suo giudizio rappresentano letture diverse di fatti analoghi. Nel caso della Sardegna poi c’era l’ormai citatissima delibera della giunta Floris, quella che liberava gli onorevoli dall’obbligo di mettere nero su bianco le cifre della loro attività politica.

Ora per Salis resta la speranza del ricorso al giudizio di Cassazione. (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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