La Nuova Sardegna

L’isola riparte dopo la grande crisi Più occupati, ma è allarme giovani

di Alessandra Sallemi

Il quadro del 2015 offre segnali incoraggianti: il Pil segna +0,3%, in crescita l’export agroalimentare Boom di prestiti e mutui bancari per l’acquisto della casa. Tra gli under 24 in aumento i senza lavoro

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CAGLIARI. In Sardegna una famiglia riesce di nuovo a comprarsi la casa con un mutuo bancario. Fra le imprese cresce, seppure timidamente, il numero di quelle che hanno introdotto una innovazione nel prodotto. Nelle esportazioni l’isola deve sempre moltissimo all’industria petrolchimica Saras, ma l’agroalimentare conquista nuovi spazi e, finalmente, anche la domanda interna si rafforza: vuol dire che la crisi ha perso terreno e i consumi sono a poco a poco ricominciati. Riporta un minimo di speranza il rapporto annuale della Banca d’Italia sulla condizione economica dell’isola presentato ieri nella sede del largo Carlo Felice. Nel quadro meno fosco rispetto al recente passato c’è anche il mercato del lavoro, l’occupazione è aumentata per la prima volta negli ultimi tre anni (del 3,1 per cento), ma resiste un grosso neo: «I dati positivi non riguardano i giovani – ha spiegato ieri Luigi Bettoni direttore generale della sede sarda di Bankitalia -: tra il 2007 e il 2014 le immatricolazioni universitarie di giovani sardi di età compresa fra i 18 e i 20 anni sono diminuite del 21,2 per cento, fra i 15 e i 24 anni di età la disoccupazione è aumentata di 6 punti ».

Tornando alla situazione generale: «Nel 2015 i segnali di ripresa dell’economia sarda manifestatisi già dall’anno precedente si sono irrobustiti – ha continuato il direttore generale Bettoni –. Il prodotto interno lordo regionale è cresciuto dello 0,3, mentre l’anno precedente c’era stata una contrazione dello 0,4 per cento. Alla fine del 2015 si è registrata una lieve espansione del credito bancario dopo il calo del triennio precedente: sono aumentate le domande delle imprese e delle famiglie anche per un ulteriore allentamento delle condizioni praticate dagli intermediari. I tassi di interesse si sono progressivamente ridotti, la cinghia di trasmissione voluta dal presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha funzionato. I prestiti a breve termine per le imprese hanno raggiunto il tasso del 7 per cento, per l’acquisto di abitazioni il tasso annuo effettivo globale (Taeg) sui nuovi mutui è diminuito al 2,9 per cento (l’anno prima era 3,4)». La conseguenza è che «il flusso dei mutui casa - ha detto Bettoni - è aumentato del 51,4 per cento». Sulla finanza pubblica locale due annotazioni: «Rimane elevata l’importanza degli investimenti in servizi di base, in particolare istruzione e infrastrutture» e «le politiche di incentivazione agli operatori economici producono effetti non sempre univoci». Col garbo istituzionale necessario all’occasione, Bettoni ha suggerito che si proceda «a riqualificare i criteri di erogazione dei soldi pubblici».

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