Pd cerca il segretario Subito dopo partirà il rimpasto in giunta
La verifica legata alla nomina della nuova guida del partito Lunedì a confronto il direttorio delle quattro correnti
CAGLIARI. Di verifica politica si può parlare, molto meno del rimpasto in Giunta: è ancora tabù. Dopo la scoppola subita ai ballottaggi di domenica, il centrosinistra vorrebbe reagire anche se non sa bene quando e come. L’attesa ha soprattutto un perché: la crisi del Pd. Dalle dimissioni di Renato Soru, era maggio, il partito di maggioranza relativa è sempre alle prese con la scelta del successore. Per la verità è da molti mesi prima, almeno da metà gennaio, che i Democratici erano finiti nelle sabbie mobili, con Soru allora sfiduciato dalla sua maggioranza. Da quello strappo è cambiato poco o nulla e di sicuro l’ultima sconfitta elettorale a Olbia, vittoria di Forza Italia, e a Carbonia, dove il successo dei Cinque stelle è stato schiacciante, ha reso ancora più complicata la soluzione. Lunedì prossimo il direttorio delle quattro correnti – guidate da Giacomo Spissu e Giuseppe Cuccu (popolari-riformisti), Ignazio Angioni e Gavino Manca (ex Ds-renziani), Eliseo Secci e Pietro Cocco (soriani) e Anna Crisponi (ex civatiani) – sarebbe pronto a sciogliere la riserva sul nome da proporre all’assemblea del partito, convocatga nella prima settimana di luglio. Solo dopo che il Pd avrà una guida – seppure a tempo – la coalizione comincerà a parlare di verifica politica. «È necessaria e urgente», ha detto a caldo Luciano Uras, senatore di Sel, uno dei pochi partiti della coalizione usciti bene dal doppio turno. Prima con l’exploit di voti a Cagliari, grazie alla rielezione di Massimo Zedda, poi a Sinnai, comune in cui ha avuto la meglio sul sindaco uscente del Pd. Certo, la tabella di marcia della verifica è ancora tutta da scrivere, ma «appena sarà approvata la riforma delle Asl, cominceremo il confronto sul programma di governo per i prossimi due anni», è l’indiscrezione che circola nei corridoi del Consiglio regionale. E il rimpasto? Come sempre tempi e modi del giro di poltrone spettano solo al presidente della Regione. La domanda è: Francesco Pigliaru davvero vuole cambiare uno, due o quattro assessori? Forse non ancora, perché nel suo unico commento post elettorale ha detto: «Il centrosinistra deve migliorare». Si badi bene: il centrosinistra, cioè la maggioranza, neanche una parola sulla Giunta. Però è difficile che non ci siano ricambi e giri di deleghe da qui alla fine della legislatura. Gli alleati del Pd spingono, sgomitano da tempo e sempre Sel è stata chiara nel mandare un altro segnale: «È arrivato il momento in cui a governare non siano solo i tecnici. Serve molta più politica».
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