La Nuova Sardegna

Vertenza Meridiana, è scontro sul contratto

di Guido Piga
Vertenza Meridiana, è scontro sul contratto

Il Qatar propone stipendi più bassi, i sindacati dicono no. Oggi nuovo incontro

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OLBIA. Il piano di Qatar Airways per Meridiana c’è, l’accordo dei sindacati no. Ieri la notte si è chiusa senza un’intesa, oggi si lavorerà per trovarla in extremis. In una trattativa che ogni giorno ha un ultimatum.

Quello di ieri, che doveva essere decisivo perché andava chiusa la procedura sui licenziamenti, indicandone l’esatto numero, è finito con un compromesso (e con un caos notturno). Perché dopo ore di colloqui telefonici fra Doha e il Governo, dopo un lunghissimo vertice fra il Governo e Meridiana, sono emersi due fatti. Qatar Airways vuole il 49% di Meridiana, l’ha confermato il suo capo, Akbar Al Baker, direttamente al ministro dei Trasporti Graziano Delrio (Pd). I due si sono sentiti, il primo da Doha, il secondo in Sardegna all’inaugurazione della Sassari-Olbia, nel primo pomeriggio. È lì che è arrivato il via libera: Qatar Airways - dopo l’abbandono delle trattative - ha fatto sapere di essere di nuovo in campo, rassicurata anche dall’impegno del premier Matteo Renzi. Il secondo fatto, come conseguenza diretta (e fino a quel momento non scontata), è stata la presentazione ai sindacati del piano scritto dalla compagnia aerea di Doha per Meridiana.

Meglio, l’accordo che Qatar Airways vuole sul contratto di lavoro. Non sarà quello nazionale del trasporto aereo, quello per intenderci che ha Alitalia-Etihad, la concorrenza diretta della Meridiana targata Qatar. Sarà aziendale. Sarà della durata di cinque anni, non di tre, e secondo le previsioni sarà competitivo, ovvero molto meno costoso di quello attuale. Un 20% in meno sugli stipendi di piloti e hostess.

Questa è la proposta che ha presentato il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ai sindacati intorno alle 23, dopo aver passato tre ore a discuterne con il presidente di Meridiana Marco Rigotti. E su questo contratto, un po’ diverso rispetto alle bozze finora circolate soprattutto per la sua durata (più lunga, appunto), è arrivato il no delle sigle nazionali. Inaccettabile, l’ha definito qualcuno.

Le prime reazioni sono state durissime, ma nessuna dichiarazione ufficiale. I sindacalisti nazionali ne hanno discusso con quelli regionali, provinciali e con le rsa. Che fare? Dire di no, avrebbe voluto dire far scappare definitivamente Qatar Airways, ormai stanca dei continui rinvii. E avrebbe voluto dire far scattare il piano B: la chiusura graduale di Meridiana.

Sono cominciate le trattative non ufficiali. Contatti diretti con il Governo, con l’azienda. Fino alla decisione di rinviare. Di poche ore. Le ore notturne. Quelle necessarie ai sindacati per capire nei dettagli che cosa prevede il contratto, che cosa possa essere emendato.

Anche se ha fatto rumore un’ipotesi dell’ultima ora: l’azienda ha detto di voler spostare a domenica 26 i licenziamenti (per far sì che molti lavoratori possano uscire volontariamente, senza essere licenziati, abbattendo così il numero degli esuberi) ma solo se tutte le sigle firmeranno l’intesa. Alcuni sindacati hanno detto subito no. Mettendo a rischio anche la proroga di un giorno, da ieri a oggi, dell’avvio dei licenziamenti.

Un caos mai visto, in piena notte. Che mette a rischio proprio il contratto, da cui dipendono due passaggi. Se ci sarà la firma, Qatar Airways entrerà nel capitale di Meridiana, salvandola. E se la salverà, il numero dei licenziamenti - come più volte spiegato - si ridurrà: non 955, ma dai 200 ai 300, con l’impegno scritto a riassumere tutti i licenziati se Meridiana, nei prossimi tre-cinque anni, crescerà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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