L’economista sardo: provo rabbia
Giovanni Razzu, ex consigliere di Blair: ha vinto il razzismo, ma Bruxelles ha colpe
SASSARI. A urne chiuse, Giovanni Razzu, 42 anni, di Sorso, da vent'anni nel Regno Unito, preside di Economia all'università di Reading, senior economist a Downing Street sotto Tony Blair, dice al telefono da Londra: «Mi sentivo inglese. Oggi mi sento al massimo un welcome, forse un sopportato. E provo tanta rabbia».
A che ora ha capito che il Remain non aveva trionfato?
«Verso mezzanotte e mezza quando è arrivato il voto da Sunderland. Nei giorni scorsi ho sentito storie tristi di razzismo verso italiani e tedeschi ai quali era stato detto di tornare a casa loro. La campagna elettorale è stata poverissima di contenuti, piena di slogan e bugie, con la drammatica morte di un parlamentare. L'argomento migrazione è stato manipolato in maniera incredibilmente disonesta dal Leave. Non ho mai sentito parlare dei posti di lavoro che non possono essere coperti dai nativi: nella sanità pubblica ci sono più di centomila lavoratori europei. Gli ospedali sono usati dai più anziani, quelli che hanno votato a maggioranza per Brexit. Una delle grandi contraddizioni di questo Paese».
È l'Europa di Bruxelles responsabile di questo terremoto?
«Difficile dire di no, ma non per la politica di libero movimento delle persone, fra gli aspetti più positivi del processo di integrazione. La risposta alla crisi economica è stata sbagliata. Interi gruppi sociali si sentono esclusi, la diseguaglianza è esplosa. C'è uno spostamento delle fortune economiche nei paesi dell'Asia, i più ricchi nei paesi avanzati hanno una posizione dominante e hanno visto le loro fortune crescere. Lo smantellamento della classe media e medio bassa, in termini di reddito, genera questo populismo. Nel caso del Brexit è stato incanalato e attribuito alla cresciuta presenza di migranti dall'Ue. Ma è stata la maggior parte dei conservatori a favore del Leave a far aumentare le diseguaglianze economiche».
E da domani che si fa?
«La cosa più importante penso sia la risposta dell'Ue. Come spiega questo risultato? Nel modo che ho riassunto qui sopra o adduce altre motivazioni e continua con la politica di rigore? O cambia strategia economica per fronteggiare i cambiamenti globali che stiamo vivendo? Mi preoccupa la risposta dell'Unione Europea. Spero che questo risultato choc dia spunto per un rinnovamento delle politiche, per procedere con l'integrazione, la difesa, il fisco, dicendo che siamo più forti e più sicuri stando uniti. Paradossalmente, in alcuni campi, questo sarà più semplice senza il Regno unito».
E lei, cittadino di Sorso, che farà?
«Molto dipende dai dettagli dei negoziati per l'uscita. Prenderò cittadinanza? Vedrò: forse sarà necessario per i miei figli, nati qui, ma spero non lo sia per me. Loro erano molto delusi ieri mattina. Tutti e due mi hanno chiesto se dovevamo andar via: gli ho risposto: sì, in vacanza fra tre settimane alla Marina di Sorso da nonno Salvatorangelo, poi ho pensato cosa passi per la testa di bambini che pongono tale domanda. Ne riparleremo al rientro da scuola».
Da economista come prevede sarà l'impatto economico?
«Senza dubbio negativo per un po’ di tempo. Difficile dire quanto lungo e quanto negativo. Ci sono tante variabili, politiche ed economiche, alle quali ho accennato prima: la reazione dell'Unione europea, della Scozia, dell'Irlanda del Nord. Come reagiranno gli operatori economici? Valigie per Francoforte? Le prospettive non sono buone. Il 6 luglio i miei studenti di Reading si laureano. Hanno votato, a stragrande maggioranze, per il Remain, ma le prospettive di lavoro saranno ridotte di molto».
Teme il contagio?
«Il Regno Unito non è una camera sterile. Avete sentito gli altri populisti d'Europa?».
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