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«Vogliamo restare» Record di adesioni a petizione pro Ue

di Fiammetta Cupellaro
«Vogliamo restare» Record di adesioni a petizione pro Ue

I “remain”: serve nuovo referendum. Già 2,5 milioni di firme La premier scozzese Sturgeon: ora accordi con Bruxelles

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ROMA. Mentre i mercati cadono e a Bruxelles si prepara il tavolo per trattare l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, comincia la delicata fase della politica britannica. Dopo lo choc della Brexit e l’annuncio delle dimissioni ad ottobre del premier conservatore David Cameron, il fronte del remain ha ripreso la sua battaglia. Obiettivo: ribaltare l’esito del 23 giugno.

Una petizione per chiedere un nuovo referendum sulla Brexit sta avendo un enorme successo. Fino a ieri sera, e in poche ore, ha raccolto quasi 2,5 milioni di firme. Ma si è aperto anche un nuovo fronte in Scozia. Il Paese che due anni fa votò “no” all’indipendenza dal Regno Unito, vuole indire una nuova consultazione popolare per staccarsi da Londra e rimanere nella Ue. In Scozia i remain hanno vinto di oltre il 60%. Non solo.

Su change.org, una piattaforma online, è scattata la raccolta firme per una provocatoria “secessione” di Londra. E sono i giovani i sostenitori più agguerriti. In oltre 130mila hanno lanciato l’appello al sindaco Sadiq Khan perché «la città rimanga nel cuore dell’Europa». Dunque, Londra ed Edimburgo non si sentono “out” .

Vola la petizione anti-Brexit. È sul sito del governo britannico dove sono pubblicate tutte le petizioni sottoposte alla commissione incaricata di valutarle e, nel caso, inviarle al parlamento. Il fronte del remain nel giro di 48 ore ha concordato una nuova strategia per tenere aperto il dibattito sul quesito che ha diviso l’Inghilterra: costringere il Parlamento inglese a pronunciarsi sulla possibilità (per la verità poco realizzabile) di una nuova consultazione pro o contro Brexit. Sul sito petition.parliament.uk le firme aumentano di minuto in minuto. Secondo la mappa pubblicata, la più alta concentrazione delle adesioni si trova nelle principali città della Gran Bretagna, Londra in testa. I sostenitori chiedono al governo di «applicare una legge secondo la quale se le preferenze a remain o a leave sono state inferiori al 60%, sulla base di un’affluenza inferiore al 75%, dovrebbe esserci un altro referendum». Vedremo cosa ne pensa la commissione del governo.

«Proteggere il posto della Scozia nella Ue». Forte dell’oltre 60% dei remain la first minister scozzese Nicola Sturgeon ha subito convocato una riunione straordinaria del suo governo. Un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia all’indomani della vittoria di Brexit, è «un’opzione concreta». La procedura, ha precisato la premier scozzese, è già stata avviata. Edimburgo ha anche chiesto a Bruxelles colloqui immediati per «discutere come proteggere il posto della Scozia nella Ue». La Sturgeon ha poi chiesto di convocare un vertice ad Edimburgo con i rappresentanti europei.

Conservatori e Labour: giorni complicati. L’ex premier Tony Blair ha criticato il leader laburista Jeremy Corbyn accusandolo di «non aver dato un sostegno sufficiente alla causa del remain». Tra i Conservatori, dopo le dimissioni annunciate dal premier Cameron si è creata una faida interna al partito per evitare che Boris Johnson, l’ex sindaco di Londra e leader della campagna pro-Brexit, diventi primo ministro. Con le borse allo sbando, la sterlina ai minimi storici e le manifestazioni nelle città, non è popolare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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