Cancellati 20 voli a Olbia
Il giorno dopo l’intesa in malattia 100 tra hostess e steward. Caos nello scalo
OLBIA. Come diciassette anni fa, ieri l’aeroporto di Olbia è andato in tilt, Meridiana è andata in tilt. Decine di voli cancellati, passeggeri in attesa per ore, per giorni, del proprio aereo per lasciare o arrivare in Sardegna, l’incubo che la stagione turistica annunciata da record per la Gallura (e per le migliaia di lavoratori che trovano un’occupazione) possa essere compromessa.
È il primo, duro effetto dei licenziamenti decisi il 27 giugno dalla compagnia aerea di Olbia, lo dicono ufficialmente sia l’azienda dell’Aga Khan che la Regione. Cento assistenti di volo, la categoria più colpita dai tagli, sono andati dal medico e si sono messi in malattia. Nessuna sigla - neppure le due citate in un comunicato di Meridiana, l’Usb (assistenti di volo) e l’Apm (piloti), come non firmatarie dell’intesa davanti al Governo che ha salvato la compagnia aerea di Olbia e quasi mille dipendenti - si è assunta la paternità delle assenze di massa.
I lavoratori, per chi li ha sentiti direttamente, o attraverso ciò che hanno postato sui social network, «stanno veramente male» e non se la sentono di volare dopo aver appreso che 396 di loro sono stati licenziati.
«Sono state registrate assenze per malattia in misura anomala, che hanno determinato improvvise assenze del personale navigante a pochi minuti dalla partenza dei voli ai quali era stato assegnato - scrive Meridiana nella sua nota -. Il fenomeno, sul quale la compagnia ha immediatamente attivato le verifiche congiunte con le autorità pubbliche, è strettamente correlato alla chiusura dell'accordo con i sindacati non sottoscritto dalle sigle Usb e Apm».
Le assenze hanno paralizzato tutto il network di Meridiana, con effetti pesantissimi sull’aeroporto di Olbia. Ieri la giornata è cominciata malissimo: il primo volo per Meridiana, in continuità territoriale, è saltato e partirà solo dopo quasi cinque ore. Poi uno dietro l’altra quasi tutte le rotte sono state soppresse; si è salvata solo quella per Roma, anche se in un caso con un ritardo di due ore nella partenza.
Alla fine, il bilancio è stato durissimo. L’agenzia Ansa ha contabilizzato tutti i voli spariti, in tutto 20, con 14 in ritardo. Eccoli: l'Olbia-Verona-Olbia (delle 7:25 da Olbia e delle 10:20 da Verona), l'Olbia-Malpensa-Olbia (delle 8:50 da Olbia e delle 11:55 da Malpensa), l'Olbia-Napoli-Olbia (delle 10:40 da Olbia e delle 13:30 da Napoli), l'Olbia-Venezia-Olbia (delle 11:25 da Olbia e delle 14:40 da Venezia), l'Olbia-Bologna-Olbia (delle 11:50 da Olbia e delle 14:35 da Bologna), l'Olbia-Linate-Olbia (delle 12:50 da Olbia e delle 15:50 da Linate), l'Olbia-Linate-Olbia (delle 16:15 da Olbia e delle 19:10 da Milano) e il Cagliari-Bologna-Cagliari (delle 15:40 da Cagliari e delle 21:05 da Bologna), a cui in serata si sono aggiunti il Roma-Olbia delle 18:30, l'Olbia-Linate delle 19:45, il Linate-Olbia delle 21, e il Malpensa-Olbia delle 21:10.
Una situazione drammatica: migliaia di passeggeri sono rimasti bloccati per ore, in alcuni casi per quasi due giorni, nell’aeroporto di Olbia e in quelle collegati da Meridiana. Il tutto in piena stagione, proprio come accadde nel luglio del 1999 quando ad ammalarsi furono i piloti. Perché i numeri dello scalo olbiese di giugno sono come quelli di agosto: 18 mila passeggeri solo sabato 25.
L’emergenza potrebbe non essere finita: per oggi, in via eccezionale, Meridiana ha sospeso la vendita dei biglietti per le rotte verso Roma e Milano in modo da garantire, in caso di altre malattie, meno voli ma sicuri.
La Gallura isolata dal resto d’Italia preoccupa non poco la Regione, in contatto diretto con l’Enac e la prefettura per tutto il giorno. «Comprendiamo le ragioni della protesta, che però non può e non deve condurre alla negazione dell'incomprimibile diritto alla mobilità e all'economia di un'intera isola - scrive l’assessore regionale ai Trasporti Massimo Deiana -. Meridiana deve ottemperare a un contratto di servizio finanziato con risorse pubbliche la cui regolarità di svolgimento non è a vantaggio del vettore ma di tutta la collettività».
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