Già arrivate le lettere licenziati 396 dipendenti
La compagnia dell’Aga Khan ha subito dato seguito alle linee dell’intesa Ora sarà Qatar airways a gestire il seguito della trattativa sui posti di lavoro
OLBIA. «A esito della procedura di mobilità espletata ai sensi degli artt. 4 e 24 L. 223/91, attivata l’8 aprile 2016 e conclusasi senza il raggiungimento di un accordo fra le parti, le comunichiamo il suo licenziamento». Sono le prime righe delle mail che hanno ricevuto 396 dipendenti di Meridiana nella notte fra il 28 e il 29 giugno, alcuni intorno all’una.
È la lettera del loro licenziamento, un licenziamento collettivo che mai nella compagnia aerea di Olbia, in 53 anni di vita, c’era stato. È anche la prima volta che una società dell’Aga Khan, dal suo arrivo in Gallura, oltre 50 anni fa, vi fa ricorso. Perché l’unico precedente, 57 licenziamenti nel dicembre 1990 per il passaggio della Finanziaria Costa Smeralda alla Ciga, fu poi risolto positivamente.
Stavolta no, i licenziamenti ci sono, non saranno ritirati. Anche se il loro effetto dirompente è stato assorbito dalle uscite volontarie. Molti lavoratori, ricevuta la lettera, sono andati dal sindacato, poi da Confindustria, e hanno conciliato: si sono dimessi, ottenendo un incentivo di 15 mila euro e la certezza di avere il massimo degli ammortizzatori sociali (la mobilità più il fondo volo, da tre a quattro di indennità pubblica pari all’80 degli ultimi stipendi presi in Meridiana). Non è dato sapere quanti abbiano scelto questa strada: sono decine e decine. Non è possibile stabilire, ora, se le uscite volontarie azzereranno il numero dei licenziamenti.
E su questo delicatissimo punto, uno dei tanti della difficilissima crisi di Meridiana, ieri c’è stato un giallo. Il governo ha sempre detto che per ottenere il massimo degli ammortizzatori sociali occorresse essere licenziati, e iscritti alle liste dell’Inps, entro il 30 giugno. E proprio per questo c’è stata la corsa, agevolata dalla disponibilità di Confindustria, a conciliare.
Poi una richiesta dell’Usb al Governo ha prodotto questo risultato: un funzionario del ministero del Lavoro ha risposto che non occorre essere licenziati, ma è sufficiente avere la lettera di licenziamento.
Perché questa distinzione? La lettera non rende il licenziamento effettivo: con il preavviso - in alcuni casi di sei mesi - lo sarà alla fine dell’estate. E solo allora i lavoratori potranno iscriversi alle liste dell’Inps, perdendo così il massimo degli ammortizzatori sociali. L’Usb, invece, sostiene che basti la lettera. E con quella, i suoi iscritti, si sono presentati all’Inps, ottenendo però un no: non siete licenziati. Come finirà? Sarà ancora una volta materia per gli avvocati, ovviamente.
Ma che quelle lettere di licenziamento siano arrivate, a parte il dolore e l’angoscia di chi le ha ricevute («all’una di notte! Siete senza pietà» ha scritto su Facebook un’assistente di volo), dimostra che un’era è finita. L’Aga Khan - perché è lui che decide, a prescindere dalla capacità o meno dei suoi dirigenti - non aveva più l’intenzione di salvare Meridiana da solo, come ha fatto negli ultimi anni, bruciando fino a 500 milioni per coprire i buchi di bilancio. Ha fatto quello che doveva fare, più di ogni altro imprenditore italiano. Ora aspetta l’accordo con Qatar Airways - da perfezionare nei dettagli - per rilanciare Meridiana, tenere i mille dipendenti salvati, tentare di riprendere i 396 licenziati.
Fra questi ultimi c’è uno dei leader dei Cobas, il sindacato più forte dentro l’hangar. Agostino Piga, 40 anni, comunista come si definisce lui per sottolineare la sua condizione sociale («sono un operaio, prendo 1200 euro al mese») e il suo ideale («sogniamo la giustizia sociale»), è fuori. L’ha appreso dalla mail personale, come tutti. Sa che dovrà stare dentro l’hangar fino a dicembre, sa che ci potrà rientrare se farà causa, o se sarà richiamato.
«L’azienda dichiara come motivazione del licenziamento il drastico ridimensionamento dell'attività di manutenzione, sia di base che di linea - dice Piga -. Ma contemporaneamente l'azienda continua a rifiutare le lavorazioni, mandando gli aerei del gruppo in altre ditte di manutenzione (Atitech). Non è giusto». (g.pi.)
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