Ancora guai per Pinna sequestrati 10 milioni
Il tribunale di Oristano ha messo sotto chiave il tesoretto del dominus Si va verso la confisca dell’intero patrimonio dell’ingegnere di Desulo
ORISTANO. Il capitano della Squadra degli appalti e degli incarichi pilotati resta senza ingaggio. Il suo tesoretto da dieci milioni è sotto chiave assieme ai 417mila euro già sotto sequestro. La confisca preventiva disposta dal tribunale di Oristano nei confronti dell’ingegnere desulese Salvatore Paolo Pinna, considerato come la mente dell’intera organizzazione, si è conclusa nei giorni scorsi al termine di un lavoro durato mesi e affidato dalla procura al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Oristano che aveva svolto le indagini assieme ai carabinieri della Compagnia di Tonara.
Nel grande recipiente è finito un po’ di tutto. Sono beni accumulati, secondo il pubblico ministero Armando Mammone, grazie agli anni in cui l’ingegnere desulese sarebbe stato a capo di quel sistema ribattezzato “Sindacopoli” che avrebbe consentito di pilotare appalti e incarichi per i lavori pubblici, facendo finire una mole enorme di denaro nelle mani dei soliti noti. Dalla Sassari-Olbia alle opere per sperdute strade di campagna, dai piani per la costruzione di porti alla progettazione per i centri storici di comuni di mezza Sardegna, la presunta associazione a delinquere avrebbe agito impunita sino al momento in cui la procura oristanese ha raccolto l’esposto di chi era stanco di veder sfumare ogni possibilità di lavoro.
Il sistema condizionava inevitabilmente anche la direzione presa dal denaro pubblico finito costantemente nelle stesse tasche. Tra queste, quelle più gonfie, sembrano essere proprio quelle di Tore Pinna che dai giorni scorsi si ritrova con dieci milioni in meno. La cifra copre quasi per intero il patrimonio personale e societario del presunto deus ex machina della Squadra. La confisca preventiva ha riguardato conti correnti personali, conti di deposito, auto, moto, quote societarie, terreni e un notevole patrimonio immobiliare anche al di fuori della Sardegna. Ci sono beni di sua proprietà e ci sono beni che fanno riferimento alle sue società come la Essepi Engeneering, l’Immobiliare Turistica Aglientu, l’Immobil Gallura e la Sardinia’s Secret.
Ma i sequestri non si fermano a tutto questo patrimonio di dimensioni notevoli, perché una serie di beni che Tore Pinna aveva in leasing non sono ugualmente più nella sua disponibilità. È il caso di un appartamento a Cagliari e dell’immobile che fungeva da ufficio. Quella base ha un nome piuttosto pittoresco: si chiama Torre Arancione e, per quanto il suo colore possa far ricordare pacifici movimenti di piazza che hanno rovesciato governi autoritari, avrebbe assai poco di evocativo in tal senso. La Torre Arancione era invece considerata come il quartier generale delle operazioni della Squadra dove si sarebbero compiute imprese tutt’altro che eroiche.
Ora il provvedimento aprirà la strada a nuovi appuntamenti in tribunale, perché sicuramente la difesa di Tore Pinna non resterà a guardare. Ma prima di pensare alla fetta più grossa della torta, l’ingegnere desulese ha già i suoi bei problemi patrimoniali da sistemare oltre a quello assai più serio che lo vede in carcere da diversi mesi in seguito alla seconda ondata di provvedimenti cautelari legati all’inchiesta. Problemi da sistemare, sempre che i suoi avvocati Giulia Bongiorno e Michele Schirò – quest’ultimo per le società – riescano a farlo. Domani infatti c’è l’udienza di fronte al collegio del tribunale per discutere della prima confisca da 417mila euro spalmati su cinque conti correnti richiesta dal pubblico ministero Marco De Crescenzo.
Intanto l’inchiesta che aveva coinvolto una novantina di persone tra cui gli ex consiglieri regionali Antonello Peru e Pasquale Stochino, amministratori locali, professionisti di una certa rilevanza e portafogli e indagati di rango meno “nobile” volge al termine. Un’altra infornata di patteggiamenti farà da preludio alla chiusura.
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