Impiegata infedele ai domiciliari
Dipendente del Comune accusata dai magistrati di avere intascato oltre 36mila euro dai fondi dell’amministrazione
SANT’ANTONIO DI GALLURA. Una impiegata irreprensibile, puntualissima, il classico funzionario modello. Anna Piccinnu, 54 anni, responsabile del servizio finanziario del piccolo Comune di Sant’Antonio di Gallura avrebbe invece, dal 20012 al 2016, fatto la cresta sui conti che le erano stati affidati, tanto da finire agli arresti domiciliari per peculato e falsità materiale e ideologica in atto pubblico. La donna, stando alle indagini avviate dai carabinieri della stazione di Calangianus e coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Elisabetta Atzori, avrebbe falsificato le sue buste paga, pare aggiungendo qualche manciata di euro ogni mese, oltre a falsificare diversi mandati di pagamento che avrebbe incassato presso la tesoreria comunale, gestita da una banca locale. La donna, ieri l’altro, è stata raggiunta dal provvedimento di custodia cautelare firmato dal gip Vincenzo Cristiano che (respingendo la misura cautelare più pesante, quella della detenzione in carcere) l’ha confinata agli arresti domiciliari, dove potrà avere contatti soltanto con i familiari conviventi e con i suoi difensori, gli avvocati Jacopo e Angelo Merlini. Che i venti di guerra giudiziaria stavano addensandosi sulla testa della donna si aveva avuto sentore nelle scorse settimane, quando i militari, nel corso di una operazione tenuta riservatissima, avevano effettuato perquisizioni nell’abitazione della funzionaria e nel suo ufficio, al palazzo comunale di Sant’Antonio di Gallura, sequestrando documentazione ritenuta interessate ai fini delle indagini. La bufera pareva essersi dissolta sino a ieri l’altro, quando nel tardo pomeriggio i militari della compagnia di Tempio hanno notificato alla donna il provvedimento disposto dal gip, su richiesta del pm inquirente. Non è ancora ben chiaro come la funzionaria abbia, per tutti questi anni, potuto eludere i controlli incrociati ai quali tutti i bilanci degli enti locali vengono sottoposti da parte del collegio sindacale. «Avremo modo di chiarire ogni cosa nella sede opportuna, nel corso dell’interrogatorio di garanzia» hanno spiegato ieri pomeriggio i legali che assistono la funzionaria comunale, i quali non hanno nascosto la loro perplessità e lo stupore per il provvedimento restrittivo disposto dalla magistratura. Stando alle indagini, che andavano avanti da diversi mesi, la donna, nel corso degli anni, si sarebbe impossessata di una somma di poco superiore ai 36 mila euro, danaro che sarebbe riuscita ad incassare, poco alla volta, mettendo in atto una serie di iniziative illegittime che le avrebbero consentito, attraverso la falsificazione delle buste paga e dei mandati di pagamento, di poter avere accesso alle casse comunali delle quali lei stessa aveva le “chiavi”, in quanto responsabile dei servizi finanziari. Un incarico delicatissimo che le era stato sempre rinnovato per via della competenza e serietà dimostrata nel lavoro.
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