Progetto Eleonora, il no è definitivo

Respinto il ricorso della Saras: il Consiglio di Stato boccia il pozzo ad Arborea

ARBOREA. Ci sarà pure un giudice a Berlino, ma per avere conforto alle proprie convinzioni non è necessario spingersi tanto a nord. I giudici di Cagliari, prima, e quelli di Roma, poi, hanno apparentemente chiuso una vicenda che si trascinava da anni. E hanno detto che la Saras quel pozzo esplorativo alla ricerca di gas naturale nelle campagne di Arborea non lo potrà fare.

Quella che sembra l’ultima parola sulla vicenda del Progetto Eleonora l’hanno pronunciata i giudici della Consiglio di Stato, respingendo il ricorso che la Saras aveva presentato contro la sentenza del Tar che aveva dichiarato incompatibile con il piano paesaggistico regionale l’idea di perforare il suolo di Arborea nella convinzione che lì sotto, a due passi dallo stagno di S’Ena Arrubia, possa esserci un promettente giacimento di metano.

Il piccolo “Davide” del movimento “No al Progetto Eleonora” con il tempo è cresciuto ed è diventato robusto, anche grazie al contributo di persone e enti che in un primo momento erano apparsi dubbiosi sul da farsi. Il “Golia” Saras è stato sconfitto, non con un sasso tirato in fronte, ma con la forza della mobilitazione, dell’impegno e del rispetto della legge. La sentenza è stata consegnata ieri agli avvocati del Comune di Arborea, Mauro Barberio e Stefano Porcu, che insieme a Regione e Gruppo di intervento giuridico hanno resistito all'appello proposto dalla Saras.

Il Progetto Eleonora, tecnicamente, era stato dichiarato “improcedibile” dal Servizio di valutazione di impatto ambientale della Regione. A quella decisione la Saras si era opposta con un ricorso al Tar. I giudici amministrativi lo avevano però respinto, riconoscendo l'incompatibilità del progetto stesso con il Piano paesaggistico regionale.

Nella sentenza del Consiglio di Stato si conferma la linea seguita dai giudici del Tar: nella fascia costiera sono ammissibili solo «interventi edilizi di manutenzione e consolidamento statico, ed inoltre di ristrutturazione e restauro, a condizione che essi non incrementino la volumetria esistente o alterino lo stato dei luoghi». Entro questi limiti «è consentita la realizzazione di eventuali volumi tecnici di modesta entità, strettamente funzionali alle opere e comunque tali da non alterare lo stato dei luoghi». Le caratteristiche del pozzo esplorativo della Saras «non ne consentono - sottolineano gli avvocati - la riconducibilità alla nozione in esame» e «non sono ravvisabili nemmeno le caratteristiche di temporaneità e precarietà evidenziate nel motivo in esame... i pozzi della tipologia di quello oggetto di controversia implicano una alterazione non meramente transeunte del territorio».

La sentenza della V sezione del Consiglio di Stato è netta: «L’opera risponde ad esigenze di produzione industriale ed esula quindi dalle ipotesi contemplate dal più volte citato art. 102 delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico della Regione Sardegna».

Felice per l’epilogo della vicenda la sindaca di Arborea, Manuela Pintus. «Si chiude così una vertenza lunga e particolarmente faticosa che ha coinvolto, nella difesa della propria terra, migliaia di persone. Grazie a tutti. Guardiamo avanti».

Soddisfazione per la sentenza del Consiglio di Stato è stata espressa anche dal Gruppo di intervento giuridico e dal senatore del Movimento 5Stelle, Roberto Cotti.

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