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«Dov’è mia figlia?» Poi l’abbraccio

«Dov’è mia figlia?» Poi l’abbraccio

In ospedale a Barletta la disperazione di una madre, la ragazza è sana e salva

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BARLETTA. Negli ospedali dove vengono ricoverati i feriti della tragedia ferroviaria si sente l’odore dei vestiti dei soccorritori coperti di polvere, si ascoltano i singhiozzi, si vedono lacrime scendere anche dagli occhi di medici e infermieri. E si ascoltano grida disperate di chi arriva trafelato: «Dov’è mia figlia, vi prego fatemela vedere», piange una donna. È appena giunta nell’ospedale di Barletta, alla ricerca di sua figlia, di cui sa solo che era in treno stamattina. Ha saputo - racconta - che è rimasta ferita nell’incidente e nulla più. «Sono stata all’ospedale di Corato, poi a quello di Andria, ditemi che è qui è che sta bene». La donna è stata tranquillizzata dai medici e accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Barletta. Poi finalmente la lieta notizia: la sua bambina, una adolescente dai capelli castani, è salva, è in ospedale, non è in gravi condizioni. L’abbraccio avviene tra le lacrime.

I feriti - in serata se ne contano 50 - sono stati trasportati negli ospedali di Andria, Barletta, Corato, Terlizzi, Bisceglie e nel policlinico di Bari, dove sono state raccolte le salme delle vittime. Man mano che i familiari arrivano all’ospedale di Barletta, vengono accompagnati in direzione generale dove è stata allestita una stanza per loro. Ci sono medici e supporto psicologico. Alcune delle persone ricoverate sono in condizioni veramente molto critiche. Le storie si intrecciano. I soccorritori raccontano dei corpi di una mamma e di sua figlia trovati abbracciati, tra le lamiere. Un bambino molto piccolo è stato trovato ancora in vita ed è stato trasportato in ospedale in elicottero. In ospedale arrivano anche i parenti di Fulvio Schinzari, di 53 anni, funzionario di polizia. Sono stati colti da malore dopo aver avuto la certezza che il loro caro non c’è più: il corpo dell’uomo è stato riconosciuto da un collega poliziotto che stava prestando i primi soccorsi. Chi dei feriti è in grado di parlare racconta a medici e infermieri di «una tragedia assurda». Negli ospedali arrivano intanto decine di ragazzi: si mettono in coda, pazienti. Vogliono donare il sangue: hanno sentito l’appello della Asl e si sono precipitati.

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