La Nuova Sardegna

La spirale di attentati porta questa Europa verso la guerra civile

di BRUNO MANFELLOTTO
La spirale di attentati porta questa Europa verso la guerra civile

Gli attacchi potrebbero essere risposte ai bombardamenti oppure una strategia per aizzare le destre anti islamiche

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di BRUNO MANFELLOTTO

E ora, dopo l’orrore e il dolore, è necessario cercare di capire che cosa stia succedendo e perché, che cosa significhi quel tir lanciato a tutta velocità sulla folla assiepata a Nizza sulla Promenade des Anglais, se prefiguri una guerra e quale, come e se sia possibile fermarla.

E lasciamo pure da parte la sinistra simbologia alla quale ci hanno abituato i miliziani neri dell’Is e i loro folli seguaci o inconsapevoli epigoni, immigrati di seconda o terza generazione divenuti cittadini francesi o belgi, europei: la Francia non della coppa di calcio, obiettivo troppo prevedibile, ma della vita quotidiana, intere famiglie a passeggio sul lungomare; la Costa Azzurra di Grace Kelly, di Picasso, di B.B. e oggi del turismo di massa; il 14 luglio che celebra la nascita di una nazione, i diritti dell’uomo, la Marsigliese, e liberté egalité fraternité; Nizza francese, ma anche città tanto italiana dove nacque Giuseppe Garibaldi...

Tanti segnali. E tante domande, ancora senza risposta. La prima, se si tratti del gesto di un folle, e a quale categoria iscriverlo. Anche se la scelta del luogo, la solitudine dell’attentatore, lo zig-zag tra la folla in cerca di bersagli fanno pensare a un gesto genere Dallas, il “car bombing” - gli attentati con le automobili - sono già una triste realtà. Resta allora da chiedersi se si sia trattato di un gesto programmato a tavolino e organizzato nei minimi dettagli, o la messa in pratica, a opera di individui sparsi, degli appelli lanciati dal califfo a scatenare la guerra in casa propria, o ancora gesti inconsulti che però finiscono comunque per iscriversi nella strategia dell’Is. Che infatti in queste ore esulta. Dalla risposta possono dipendere le azioni di investigatori e servizi segreti e anche la valutazione di un terrorismo di gruppo o affidato a singoli combattenti, e dunque ancora più difficile da individuare e contrastare.

E ancora: quali sono le radici di questa nuova macchina del terrore? Dobbiamo continuare a immaginarla come una guerra di religione, la degenerazione di un islamismo rigido ed estremista in lotta contro un occidente corrotto, o l’appartenenza religiosa è solo la miccia che incendia come polveriere le periferie delle grandi città europee degradate dall’abbandono e piagate dalla Grande Crisi?

Se fosse vera la prima ipotesi, non si potrebbe che fare ricorso alle armi diplomatiche o belliche; se fosse fondata la seconda, allora la risposta spetterebbe alle politiche economiche e sociali.

C’è poi chi è convinto che il tragico rosario degli attentati che insanguinano l’Europa - Parigi, Bruxelles, Nizza - sia conseguenza diretta delle operazioni belliche in Siria e in Iraq. La caduta di Falluja; i bombardamenti di Raqqa, Siria, operati dalle truppe di Putin; le operazioni americane a Mosul, Iraq, hanno spinto il califfato a mutare strategia e destinazioni. L’ordine è di rispondere agli attacchi della nuova alleanza russo-americana non sul campo di battaglia, ma nelle città del nemico. In Europa, oggi in Francia, domani chissà. Obiettivo reso possibile dal ritorno in patria dei ragazzi arabi con passaporto europeo che avevano lasciato Parigi o Bruxelles per andare a combattere: i “foreign fighters” sono tornati a casa.

Ma non è l’unica lettura dei fatti. Rapporti recenti dei servizi segreti francesi, rivelati da Bernardo Valli nelle sue corrispondenze da Parigi per “Repubblica”, ipotizzano scenari del tutto diversi. E inquietanti.

Gli atti di terrore non sarebbero la reazione rabbiosa alle bombe in Siria o in Iraq, ma figli di una strategia precisa che ha per obiettivo l’esplodere di una guerra civile dalle conseguenze imprevedibili: bombe e attentati soffiano sul fuoco dei movimenti di estrema destra, risorti in tutta Europa, tentando di spingerli ad attaccare le comunità musulmane (solo in Francia gli arabi sono più di otto milioni) e nella speranza che queste reagiscano. Una spirale perversa di violenza che chiama altra violenza con il fine ultimo di una generale destabilizzazione. La guerra continua. Forse cambia volto. E ci vorrebbe deboli e impauriti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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