Quella svolta con l’appello su FaceTime
L’utilizzo del programma di video chiamate e dei social che il capo di Stato aveva sempre censurato
ROMA. Nella notte del tentato golpe in Turchia una rivoluzione è riuscita: quella tecnologica sulla telefonia mobile. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha scelto FaceTime, il programma di videochiamata gratis di Apple tramite internet, per farsi vedere e lanciare ai connazionali l’appello alla resistenza. L’intervista in diretta, attraverso l’app di sistema su iPhone e iPad, è stata raccolta dalla Cnn turca. Una scelta che ha stupito tutti gli osservatori internazionali dopo le tante censure ai social network e a internet. Con la rete ora sdoganata in prima persona dallo stesso sultano per salvarsi. «Sono ancora io il presidente, resistete», ha detto Erdogan apparendo sullo schermo dello smartphone.
La compagnia di Cupertino non commenta, ma certo è seguito con molta attenzione questo ingresso nella storia, quasi naturale, di una applicazione che Apple potrebbe inserire, dal prossimo autunno, tra quelle removibili dagli stessi utenti. Del resto, sempre con FaceTime, anche altri leader turchi hanno continuato a tenere il timone nei momenti più concitati della rivolta militare, dall’ex presidente turco Abdullah Gul alle precisazioni del presidente del parlamento turco, Ismail Kahraman: «La rivolta è opera di un piccolo gruppo di soldati ma il popolo è con noi». In un inedito flusso informativo per la recente storia del governo di Ankara, nella notte, social come Twitter e Facebook ma anche YouTube sono stati in un primo momento oscurati, per poi funzionare a singhiozzo. Anche perché gli utenti turchi di internet non sono nuovi a censure del web e hanno già imparato ad aggirare i divieti grazie a tecnologie come le reti Vpn o programmi ad hoc. Non tutte le app comunque sono state bloccate.
Ancora una volta hanno fatto boom le app di streaming, che consentono la trasmissione in diretta come la tv, come Facebook live e Periscope. Venerdì in particolare sono state centinaia le dirette dei dimostranti via Periscope, l’app per lo streaming live di proprietà di Twitter. Vere e proprie finestre su piazza Taksim a Istanbul, sul centro di Ankara ma anche su città più remote del Paese. Alcune dirette di questi «cittadini-reporter» avevano oltre 1500 utenti da tutto il mondo che vi assistevano e facevano domande ai turchi.
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