Stop agli Erasmus per un anno è allarme tra gli studenti
CAGLIARI. Gianni Chessa è socio fondatore di Esn, Erasmus student network, l'associazione che segue i ragazzi stranieri per il progetto di scambi universitari Erasmus. La serata di venerdì l'ha...
CAGLIARI. Gianni Chessa è socio fondatore di Esn, Erasmus student network, l'associazione che segue i ragazzi stranieri per il progetto di scambi universitari Erasmus. La serata di venerdì l'ha passata sul gruppo whatsapp con due amici turchi conosciuti in occasione del loro tirocinio nella facoltà di Ingegneria. «Appena ho saputo di quello che stava succendendo in Turchia mi sono messo in contatto con i miei due amici, due ingegneri di 30 anni, uno abita a Istanbul e l'altro a Bursa. Loro non sapevano quasi nulla, le notizie gliele ho date io. Stamani molto presto sono stati loro a mandarmi un messaggio, mi hanno scritto che era stato solo un piccolo gruppo di militari che aveva tentato di fare un colpo di stato e che era stato respinto». Ha un bel ricordo di questi ragazzi a Cagliari: «Musulmani, del tutto occidentali, venivano alle feste degli altri studenti e non disprezzavano il nostro mirto». Con la Turchia l'università ha uno scambio continuo, ai ragazzi turchi piace venire in Italia, «ne abbiamo tanti», spiega Anna Aloi, responsabile dell'ufficio Erasmus dell'ateneo. Anche gli studenti italiani chiedono spesso di andare in Turchia, un luogo che affascina per la storia, la cultura, la bellezza dei luoghi. Ma per quest'anno e l'anno prossimo l'università di Cagliari, così come quella di Sassari (la conferma arriva dal responsabile ufficio Erasmus Luciano Gutierrez), ha deciso di non mettere a bando posti Erasmus in Turchia: dopo aver letto le notizie sul sito della Farnesina a proposito della sicurezza.
Caterina Pietronudo ha 22 anni, studia Scienze della comunicazione e ha fatto giusto in tempo a tornare a casa: il suo Erasmus si concludeva il 29 giugno, ma è rientrata a Cagliari il 4 luglio perché all'aeroporto Ataturk c'è stato l'attacco dell'Isis. Venerdì sera ha telefonato subito ai suoi amici, quelli turchi e gli italiani: «Mi dicevano che la gente stava andando a prelevare soldi - racconta la studentessa - e a comprare acqua e cibo perché temevano di dover stare chiusi in casa per molti giorni. La televisione annunciava la chiusura dei ponti, diceva che il governo era sovvertito. Ragionandoci oggi su questo colpo di stato ci siamo detti che alcune cose non tornano. Troppo utile a Erdogan che ora, forse, può fare leggi sempre meno laiche. Già ieri in Turchia stava girando un hashtag "non è un colpo di stato è teatro" e molti su Facebook hanno pubblicato il self-coup, il colpo di stato che un capo di stato fa da solo per giustificare il maggiore potere che intende attribuirsi. La gente scesa in strada contro i militari non credo stesse sostenendo Erdogan, non voleva che a lui si sostuisse una dittatura militare». Come sono i turchi? «Un po' come gli italiani - risponde Caterina -. Ne ho conosciuti tanti colti e che parlano benissimo l'inglese». E le donne? «Studiano, viaggiano, lavorano, si curano, si truccano. Non amano scoprirsi per una scelta di stile. Poi in certe famiglie succede che le figlie debbano uscire solo coi fratelli. E nell'est della Turchia ancora succede che possano esserci spose di 9 anni. Ho conosciuto pochi musulmani veramente ortodossi. E comunque erano persone meravigliose».
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