La Nuova Sardegna

La sindaca anti-Saras: «Così sono riuscita a fermare le trivelle»

di Roberto Petretto
La sindaca anti-Saras: «Così sono riuscita a fermare le trivelle»

Arborea, la ricercatrice è esperta in biotecnologie I primi passi nel comitato “No al Progetto Eleonora”

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INVIATO A ARBOREA. Così piccole eppure così straordinariamente potenti. Le formiche sono al lavoro sul ponticello che scavalca il canale di irrigazione posto di fronte al Municipio di Arborea. Vanno avanti e indietro, senza sosta, trasportano pesi enormi, si aiutano e collaborano tutte a un medesimo obiettivo. È un po’ quello che hanno fatto i cittadini di Arborea nella lunga contesa: hanno detto “no” al Progetto Eleonora, quello che voleva realizzare un pozzo esplorativo per la ricerca di gas naturale a ridosso dello stagno di S’Ena Arrubia. Le formiche hanno battuto il colosso e la figura che idealmente le ha guidate è una donna di 41 anni, diventata sindaco di Arborea sull’onda del consenso ottenuto proprio dal Comitato No al Progetto Eleonora.

Manuela Pintus, nel suo ufficio che si affaccia su Piazza Maria Ausiliatrice, ha alle spalle le bandiere dell’Europa, d’Italia e dei Quattro mori, come protocollo prevede. Ma al balcone c’è una bandiera che dice “No alle scorie nucleari” e questo è indicativo dell’animo che ha mosso le azioni di questa giovane amministratrice.

Andiamo al momento in cui tutto è cominciato: da un laboratorio di biologia al Comitato No Progetto Eleonora. Come è successo?

«È successo che, per il mio lavoro, studiavo i batteri che degradano i prodotti petroliferi. Mi sono occupata a lungo degli effetti sull’ambiente degli sversamenti petroliferi. Io non conoscevo ancora il Comitato, ma qualcuno di loro mi ha contattata perché ha saputo dei miei studi. E nel novembre del 2011 ho cominciato. Non potevo stare con le mani in mano».

Dal Comitato al ruolo di sindaco: è stato un passaggio automatico?

«È stato meno automatico di quello dal lavoro all’impegno contro il Progetto Eleonora. Però a un certo punto è normale che chi affronta questo tipo di battaglie senta l’esigenza di incidere più a fondo nelle cose».

Riesce a inquadrarsi politicamente?

(lunga pausa) «No, sinceramente non ci riesco. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato mi hanno chiamato tanti sindaci, la deputata Caterina Pes e il consigliere regionale Antonio Solinas del Pd, Di Battista e la senatrice Manuela Serra del Movimento 5Stelle, il deputato di Si Michele Piras. La campagna del Comitato ha avuto un sostegno trasversale: l’area indipendentista, senza riserve. Parte del Pd, i giovani di Forza Italia. E di certo ne sto dimenticando qualcuno. Non avevo mai fatto politica prima, apprezzo persone che militano in partiti diversi: non saprei darmi una collocazione precisa».

Quando ha capito che c’era stata la svolta?

«Quando le coop si sono schierate. Quando la Tre A, la banca, la cooperativa pescatori hanno espresso la loro contrarietà. Era la fine del gennaio 2012. Lì ho capito che ce la potevamo fare».

Anche senza la Saras, Arborea i suoi problemi ambientali li ha comunque. Nitrati nel suolo, uso di antiparassitari. Cosa si sta facendo?

«Arborea è una delle zone più vulnerabili in Sardegna per la presenza di nitrati. Non a caso è stata perimetrata nel 2005. Un provvedimento che obbliga tutti a tentare di ridurre l’impatto ambientale. il letame può essere sparso nei campi solo in determinati periodi del’anno e per il resto stoccato in vasconi. I risultati? Le concentrazioni di nitrati in falda sono diminuite. Sono ancora superiori al limite di 50 milligrammi/litro, ma la situazione sta migliorando. Siamo stati quasi al doppio. Certo, si deve fare di più. Anche nell’uso dei fitofarmaci è stato fatto molto. Le norme sono più severe, le coop si stanno organizzando. Con formazione e con strumenti biologici».

Si dimostra quindi una certa sensibilità ambientale?

«L’allevamento ha un impatto importante, inutile negarlo. Come tutte lo hanno tutte le attività umane. Ma negli ultimi 15 anni si è capito che il territorio va rispettato. Per l’immagine che deve avere un centro che produce alimenti, ma anche perché qui ci viviamo».

La politica sarà una parentesi destinata a chiudersi o potrebbe esserci un impegno anche dopo il Comune di Arborea?

«Non escludo nulla. Mi manca il mio lavoro in laboratorio, ma anche quando, durante l’esperienza col Comitato, qualcuno mi diceva che avrei finito per candidarmi, rispondevo sempre di no. Poi invece è successo. Spero che l’esperienza vissuta da noi col Comitato avvicini i giovani alla politica. È necessario vincere la disaffezione».

Le donne hanno avuto un ruolo fondamentale...

«È vero. Ricordo ancora, a un’assemblea di presentazione del Progetto Eleonora, l’intervento di una mamma che si alzò in piedi per chiedere spiegazioni. Le donne hanno uno spirito di protezione verso i figli. Certe cose, certi pericoli, li capiscono prima».

E sanno dare le giuste priorità alle cose: il volontariato, ad esempio. Il fare qualcosa per gli altri. «Il giorno della sentenza del Consiglio di Stato – rivela –, a un certo punto ho smesso di rispondere al telefono. Era un traguardo importante, certo, ma c’era una cosa, in quel momento più importante per me: mi aveva scritto il ragazzo a cui, tanti anni fa, donai il midollo osseo. Nel 2001 era un bambino di 10 anni. Mi ha scritto che si era laureato e che finalmente era libero dall’obbligo dei controlli. Ho preferito dedicare le mie attenzioni a lui».

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