La sanità sarda è sommersa dai debiti
Corte dei conti: il deficit è di 213 milioni contro i 3 del 2013. A picco le Asl di Cagliari, Sassari e Gallura
CAGLIARI. Le tabelle della Corte dei conti da sempre fanno tremare i polsi a chiunque amministri la sanità. Anche stavolta è così. L’esito dell’ultima camera di consiglio della Sezione di controllo ha confermato che il sistema «ospedali più farmaci» continua a sprofondare nei debiti. Se nel 2013 il disavanzo era di 3 milioni, un anno dopo è schizzato a 213 milioni, con un aumento pazzesco di sette volte e una media mensile in negativo di 17,5 milioni. Colpa di chi? Per ora i giudici contabili non hanno messo questa o quella Giunta sul banco degli imputati però presto potrebbero farlo. Ma una ricostruzione politica comunque va fatta. Per tutto il 2013 e fino al 31 gennaio dell’anno successivo a governare è stato il centrodestra, nel marzo del 2014 il testimone è passato al centrosinistra che ha vinto le elezioni. Però fino al 31 dicembre dello stesso anno c’è stato un vero cortocircuito: ad amministrare Asl, Aziende universitarie il Brotzu sono rimasti i direttori generali nominati dalla giunta Cappellacci, centrodestra. Solo dal primo gennaio del 2015 l’incarico è stato affidato agli undici commissari scelti da Pigliaru, centrosinistra, e ancora in carica. È quell’intreccio temporale sfruttato, ancora una volta, dai due poli per scaricarsi uno sull’altro le responsabilità. Chi ha governato fino a gennaio del 2014 ha detto: «Noi abbiamo lasciato i conti in ordine», Ugo Cappellacci (Forza Italia). Dall’altro fronte hanno replicato: «Nell’ultimo anno a far lievitare i costi, con spese inutili e incontrollate, sono stati i vostri direttori generali che noi abbiamo rimosso», Pietro Cocco del Pd.
Le tabelle. Quelle della Corte dicono che non solo è aumentata in totale la perdita d’esercizio, ma sono cresciuti anche i soldi pubblici della Regione girati alle Asl, +0,3 per cento, quelli di produzione, +2,4, e la spesa farmaceutica, +3,1. A diminuire e neanche di tanto sono state solo le consulenze esterne, Il quadro, in estrema sintesi, è quello negativo che si sapeva fino al punto che oggi la sanità ingoia la metà del bilancio della Regione, con un costo finale vicino ai tre miliardi. Un vero e proprio buco ora al centro dell’ormai famoso piano di rientro che però stenta ancora a decollare, con la Sardegna sempre più fra le regioni canaglia nella spesa sanitaria. Buoni e cattivi. Dal 2013 al 2014 l’Asl di Sassari è passata da un disavanzo di 5 milioni a - 21 milioni, oltre quattro volte in più. Quella della Gallura da un milione di utile è scivolata a -14 milioni. Altra performance negativa per Nuoro: da meno un milione a ben 32 milioni di perdite. Anche Lanusei in un anno s’ è mangiata quello che di buono aveva fatto: da un utile di 426mila euro è passata a -7 milioni. Oristano invece è rimasta sempre in attivo dal 2013 (+237mila) al 2014 (+214mila). Sanluri addirittura è migliorata: dal pareggio di bilancio a oltre 5 milioni di utile. Il Sulcis ha peggiorato: da mezzo milione in rosso è sprofondata fino a 16 milioni sempre negativi. L’Asl 8 di Cagliari è saltata finita a gambe levate: aveva un utile di 13 milioni, ha chiuso il 2104 con una perdita superiore ai 66 milioni. Il Brotzu è passato da meno un milione a meno 19 milioni. L’azienda universitaria di Sassari da meno 6 milioni a meno 20, quella di Cagliari da -3,5 milioni a oltre meno 17 milioni. Un disastro ora certificato anche dai giudici. (ua)
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