Lo strappo: due astensioni in maggioranza
Piermario Manca, Partito dei sardi, e Anna Maria Busia, Cd, saltano la prima votazione in aula
CAGLIARI. Alla sua prima uscita ufficiale la riforma delle Asl ha incassato subito due astensioni nella maggioranza di centrosinistra. Piermario Manca (Partito dei sardi) e Anna Maria Busia (Centro democratico) non hanno votato a favore del «passaggio agli articoli». Sono stati loro gli unici della coalizione al governo a non alzare la mano al momento del rituale che apre di fatto il dibattito sulla polpa della legge. Degli strappi più o meno evidenti in maggioranza si sa tutto da molti mesi, ma pareva che in qualche modo fossero stati ricuciti. Invece dopo un bel po’ di vertici e anche diverse riunioni del tavolo tecnico, sono risaltati fuori. È vero che ne dibattito più di un consigliere del centrosinistra ha criticato la riforma, oppure lanciato frecce avvelenate verso il banco della Giunta, ma al momento della prima votazione solo in due sono usciti allo scoperto.
Busia (Cd). Da sempre il suo partito è stato critico sulla bozza portata in aula dall’assessore Luigi Arru e già corretta dal tavolo tecnico, ma stavolta la consigliera ha detto in aula i punti su cui non è d’accordo: «Siamo contrari all’Azienda emergenze-urgenze autonoma, avremmo preferito la suddivisione in tre zone, nord, centro e sud, delle aree socio-sanitarie e alcuni aspetti tecnici sul potere del direttore generale dell’Asl unica avrebbero meritato di essere approfonditi meglio». Per poi annunciare: «Con alcuni emendamenti , proveremo a correggere alcune carenze tecniche secondo noi rimaste in quella che dovrebbe essere il testo definitivo». Bisognerà vedere come il Cd, che ha un secondo consigliere, il capogruppo Roberto Desini, si comporterà se i suoi emendamenti non otterranno il via libera della maggioranza e della Giunta.
Manca (Pds). Anche il Partito dei sardi, in queste settimane, non è stato certo tenero con il disegno di legge approvato dalla Giunta. Dopo aver disertato la prima riunione del tavolo tecnico e aver ottenuto poi un faccia a faccia urgente con il presidente Pigliaru, sostiene di avere sempre diverse perplessità sulla riforma. I consiglieri regionali Gianfranco Congiu e Augusto Cherchi l’hanno ripetuto in aula e anche loro si giocheranno presto la carta degli emendamenti finora congelati nell’attesa degli eventi. Però è stato il terzo consigliere del Pds, Piermario Manca, a scendere subito in campo. Nella dichiarazione di voto, ha confermato che c’è molto da limare. «Non sono abituato – le sue parole – a votare per spirito di appartenenza. Non posso dire sì a priori a una legge in parte ancora da scrivere e di cui non conosco le correzioni. Non è per mancanza di fiducia, ma preferisco avere le carte in mano per scoprire meglio cosa accadrà da settembre in poi. Noi tutti sappiamo che questa legge ha grossi limiti e non mi basta certo una prima stesura per convincermi. Rispetto i cittadini e come tutti i cittadini prima di votare, voglio capire». Se il Pds non è proprio sull’Aventino c’è molto vicino. (ua)
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