La Nuova Sardegna

Spunta un nuovo video L’accusato: ho solo reagito

di Luca Fiori
Spunta un nuovo video L’accusato: ho solo reagito

L’aggressore: «Lui aveva picchiato un mio amico e poi mi ha insultato»

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SASSARI. Dovrà difendersi dall'accusa di lesioni gravi B. A. il 27enne di Sassari denunciato per la brutale aggressione a un 37enne disabile di Olbia, picchiato selvaggiamente davanti a una discoteca di San Teodoro all'alba di domenica 10 luglio, pestaggio filmato con un telefonino e fatto girare sui social network.

Ma un nuovo video, che il suo difensore consegnerà i prossimi giorni agli inquirenti, potrebbe in qualche modo alleggerire la sua posizione, al momento gravissima. In un filmato di circa tre minuti, girato prima del pestaggio, si vede infatti la vittima dell’aggressione darsele di santa ragione con una terza persona che in più di un'occasione finisce a terra sotto i colpi del disabile. B.A. - cercherà di dimostrare l'avvocato Enrico Cossu - non avrebbe colpito dunque una persona totalmente inerme, ma si sarebbe scagliato contro L.I per difendere l'amico e dopo aver ricevuto un pesante insulto. Il culmine violento e inaspettato di una serata trascorsa insieme da una discoteca all'altra - sostiene la difesa - senza aver sospettato che L.I. fosse un disabile. Ieri mattina B.A. ha ricevuto nella sua abitazione di Sassari la visita dei carabinieri che gli hanno notificato l'iscrizione nel registro degli indagati. I militari, su incarico del sostituto procuratore Giorgio Bocciarelli, della Procura di Nuoro competente per il territorio di San Teodoro, hanno sequestrato il telefonino del 27enne sassarese e gli abiti che il giovane indossava la sera del pestaggio. I prossimi giorni si sottoporrà a interrogatorio e racconterà che il motivo di tanta violenza è stato un insulto rivolto nei confronti di sua madre. «L.I. era uscito con me e con i mie amici per festeggiare il mio compleanno - racconta il giovane - lo conoscevo da un anno, ma c’eravamo visti un paio di volte e mi si era presentato come un pugile. Non solo nessuno di noi sapeva che fosse un disabile, ma L.I. aveva creato problemi in tutti i locali in cui eravamo stati. Nel piazzale della discoteca prima ha aggredito un mio amico e sono stato io stesso a separarli, ma quando mi ha chiamato “figlio di t...a” ho perso il controllo e l'ho colpito». Qualcuno ha messo in rete quei pochi violentissimi secondi che hanno scatenato la reazione di migliaia di utenti. Preoccupati dai risvolti extra processuali assunti dalla vicenda e dalle minacce ricevute, i familiari di B.A. hanno chiesto agli avvocati Enrico Cossu e Bastianino Ventura di ricostruire la dinamica dei fatti nei minimi dettagli. «Vogliamo che venga stabilita una responsabilità lineare e obiettiva rispetto a quanto accaduto - spiega l'avvocato Cossu - e che le indagini non vengano condizionate dal clamore che, giustamente, una parte del video ha suscitato mediaticamente. La domanda che io mi faccio è una: è corretto che un ragazzo disabile, di cui nessuno però quella sera conosceva la disabilità, giri da solo sino all'alba nelle discoteche fuori dalla sua città, creando problemi nei locali, tanto da esserne allontanato perché persona poco gradita?». Intanto B.A., che porta ancora un tutore che gli impedisce l'utilizzo di un braccio per la frattura di una vertebra precedente a quella sera, si dice «sinceramente dispiaciuto per quello che è accaduto. Certo che penso di aver esagerato - ammette - ma L.I. mi aveva fatto perdere la ragione. Quella sera stessa dopo la lite gli ho mandato un messaggio di scuse e sono stato io stesso a far chiamare un'ambulanza per soccorrerlo, ma lui mi ha risposto con delle minacce di morte».

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