I familiari sotto choc: «Preghiamo per le 3 ferite»
L’attesa e l’angoscia all’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale Maena: «Ho perso mia madre. Mia sorella e mia nipote scampate alla morte»
SASSARI. È appoggiata a un'ambulanza, davanti all'ingresso del pronto soccorso dell'ospedale civile di Sassari. Lo sguardo sembra perso nel vuoto. Un nugolo di parenti e amici le stanno vicino, le offrono una carezza, un bacio delicato, un abbraccio. Cercano di farle forza. Ma lei di forza ne ha da vendere. Maena ha appena perso la mamma nell'incidente stradale lungo la Sassari-Alghero. Sua sorella Roberta e sua nipote di 5 anni, sono ricoverate in rianimazione. Sono scampate alla morte ma adesso le aspetta una lunga trafila di visite mediche e riabilitazione fisica prima di provare a tornare a qualcosa che somigli alla normalità. Maena ha le mani ancora sporche di sangue. Il sangue dei suoi cari. E racconta. Lei era lì. Al chilometro 19 della quattro corsie per Alghero è arrivata con la sua auto pochi minuti dopo che quella macchina senza controllo sconvolgesse per sempre la vita della sua famiglia. «Stavamo andando ad Alghero. Dovevamo incontrarci tutti in spiaggia», racconta contorcendosi le dita. «Ho visto che era successo un incidente. Mi sono fermata per soccorrere. E quando mi sono avvicinata alle auto distrutte ho capito che quella era la mia famiglia», continua. «Ho visto che quella era mia sorella, che c'era la bambina. Mia sorella era sveglia, ma non rispondeva, non reagiva. Poi ha ripreso coscienza». Parla tutto di un fiato e scuote la testa, incredula. Poi, come se si risvegliasse da un incantesimo, realizza la tragedia che sta vivendo: «No, non ci credo. Sto raccontando tutto come se fosse un film, come se non mi riguardasse». Due singhiozzi brevi danno la stura a qualche lacrima. E gli amici e i parenti le sono subito attorno, di nuovo. Per confortarla. Per darle forza. La forza di affrontare quello che è successo.
Sono in tanti nel cortile del Santissima Annunziata, davanti all'ingresso del pronto soccorso. Sono arrivati alla spicciolata appena hanno saputo dell'incidente. C'è chi è corso subito in ospedale per stare accanto ai feriti e ai parenti. C'è chi prima è voluto andare sul luogo dello scontro. E c'è chi trattiene a fatica gli impeti di rabbia dopo avere capito la dinamica dell'incidente. La notizia che l'investitore si sia dato alla fuga non aiuta a calmare gli animi. «Spero che lo mettano in galera», sussurra un nipote della vittima. «Ha fatto un disastro ed è pure scappato. Lo devono arrestare, ed è meglio che noi non lo incrociamo, nemmeno per sbaglio. Ha rovinato due famiglie». Salvatore, fratello di Luisa Mulargia resta appoggiato a una transenna con le mani giunte. Guarda fisso per terra. «Luisa era vedova, aveva quattro figli tirati su con tanto amore, i nipoti. Una vita per la famiglia, casalinga, suo marito buonanima lavorava al petrolchimico, era metalmeccanico», ricorda. Poi qualcuno gli mostra le immagini dell'incidente su un telefono cellulare. Lui si porta le mani nei capelli, alza lo sguardo verso il cielo e quasi piange: «povera mia sorella», implora. Arriva anche Costanzo, fratello di Monica, una delle vittime. La sua compagna, sua figlia e sua madre sono rimaste ferite nell'incidente.
Costanzo è molto conosciuto in città: gestisce il Black market di piazzetta Ittiri, un negozio di abbigliamento e accessori che è il paradiso dei surfisti sassaresi. È teso come una corda di violino. Quando gli dicono che l'investitore è scappato, taglia corto: «Non mi interessa. Mi importa solo di mia figlia. Di come stanno lei e Roberta». Una parente esce dell'ospedale, ha parlato con i medici e porta notizie sulle condizioni delle tre ferite. La situazione si è stabilizzata. Non sembrerebbero in pericolo di vita. Hanno riportate fratture multiple e lesioni interne. Devono essere monitorate e sottoposte a numerosi accertamenti. Le lacrime di sollievo si mescolano a quelle del dolore, in una processione di parenti e amici senza fine. E quando il sole tramonta sono ancora tutti lì, uniti, a farsi forza uno con l'altro, nel cortile di quell'ospedale dove mai e poi mai avrebbero voluto incontrarsi.
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