La Nuova Sardegna

«Non è possibile, questo è un incubo»

«Non è possibile, questo è un incubo»

La disperazione del compagno di Monica: è stato tra i primi ad arrivare nel punto dell’incidente

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SASSARI. «Accosta sulla destra, metti le quattro frecce e aspettami che arrivo subito». Antonello Simula si era raccomandato così con la compagna Monica Rita Azzu che poco prima lo aveva chiamato per dirgli che la vecchia Matiz con cui stava raggiungendo la spiaggia aveva iniziato a fare le bizze proprio sulla quattro corsie per Alghero. Mentre il comandante della polizia stradale Giacinto Mattera e i suoi uomini eseguono i rilevi attorno a ciò che resta dell’auto e e accanto ai corpi senza vita della sua compagna e di Luisa Mulargia, Lello Simula non riesce a credere che chi gli ha portato via la sua donna, ha spezzato un’altra vita e ha ferito tre persone tra cui una bambina, abbia avuto il coraggio di allontanarsi in quel modo.

«Non è possibile quello che è accaduto – si dispera – come ha fatto a non vedere che c’era una macchina ferma sul ciglio della strada in un rettilineo come questo? E poi non c’è un segno di frenata – continua mentre l’amico che è arrivato con lui da Sassari prova a consolarlo – certamente stava correndo molto. Ma la cosa che non riesco ad accettare è che dopo questo disastro sia fuggito senza prestare soccorso».

Monica Rita Azzu lo aveva chiamato pochi minuti dopo essersi messa in macchina insieme a sua madre, la suocera di suo fratello, sua cognata e la sua nipotina di cinque anni di cui era anche madrina di battesimo.

Erano dirette al mare, ma la vecchia Matiz aveva iniziato a brontolare. «Monica mi ha chiamato – racconta Simula – e mi ha detto che l’auto stava andando a salti. Le ho detto subito di accostare e di aspettarmi, non avrei mai immaginato che qualcuno potesse piombarle addosso in questo modo». È stato lui tra i primissimi ad arrivare sul posto e a tentare di prestare i primi soccorsi.

«Quando ho visto la coda di auto che si è creata dopo l’incidente – racconta sconfortato – ho capito che era capitato qualcosa di brutto. Poi sono corso verso la macchina di Monica e ho provato ad aprire lo sportello, ma ho capito che non c’era più niente da fare». Sono stati i vigili del fuoco subito dopo a tagliare la cappotta dell ’auto per poter estrarre i corpi delle due donne e consentire ai sanitari del 118 di provare ad eseguire le manovre di rianimazione, purtroppo inutili. (l.f.)

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