Asl unica, la sede è Sassari Vince l’asse del centro nord
A scrutinio segreto, 30 sì e 26 no, passa l’emendamento che punisce Cagliari Alleanze trasversali. E i sudisti del centrosinista contestano la scelta
CAGLIARI. L’Asl unica è fatta, resta pero da fare il resto, cioè quasi tutto: la sanità. Il centrosinistra è riuscito a licenziare la riforma promessa quasi tre anni fa a gli elettori: azzerare il numero delle Aziende sanitarie, da otto a una sola. La legge e stata approvata, in soli tre giorni, dal Consiglio regionale con 30 voti a favore, 10 contrari e due astenuti. La sede dell’Azienda per la tutela della salute – è questo il nome ufficiale di «Unica» – sarà Sassari. Che per la prima volta, nella storia dell’Autonomia, ha strappato degli uffici operativi della Regione, non solo di rappresentanza, a Cagliari. Per far passare il trasloco, voluto con forza dal governatore Francesco Pigliaru, però non è bastata la sola maggioranza di centrosinistra, arrivata in aula spaccata a metà, come il Pd, al momento del voto decisivo.
Sono stati necessari un bel po’ di accordi trasversali, nei corridoi e nella bouvette, per evitare che la Giunta fosse sconfessata sull’emendamento su cui aveva messo la faccia. Alla fine il centrodestra di marca sassarese e nuorese ha pesato eccome sul voto segreto: 30 a favore, 26 contrari, in un’aula piena come non mai e travolta dalle emozioni del solito derby rossoblù che continuano a contrapporre (purtroppo) Nord e Sud della Sardegna. I cagliaritani anche loro schierati a macchia di leopardo sui banchi della maggioranza e dell’opposizione sono usciti sconfitti. Anche per colpa del regolamento del Consiglio: prima è stato messo in votazione l’emendamento proposto dai consiglieri sassaresi del Pd Salvatore Demontis, Luigi Lotto, Gavino Manca, da Pier Mario Manca (Rossomori) dai capigruppo di Sel, Daniele Cocco, e del Centro democratico, Roberto Desini, poi sottoscritto al volo da Alessandro Unali (Sinistra sarda), Emilio Usula (Rossomori) e Gaetano Ledda (La Base).
Gli altri pro Sassari hanno lavorato in silenzio e soprattutto i consiglieri regionali bipartisan di Nuoro, già appagati dalla certezza che la sede della futura Azienda per le emergenze-urgenze, l’Areus, sarebbe stata dalle loro parti, come poi deciderà il Consiglio. Approvato prima l’emendamento sassarese, secondo le imposizioni del regolamento, gli altri sono decaduti. I cagliaritani del Pd ci sono rimasti male ma qualcuno di loro ha quasi urlato in aula: «Ora vogliamo vedere come riuscirete a organizzare la Sanità. Lo farete sulla Carlo Felice?». La pattuglia era guidata dai Dem Lorenzo Cozzolino, Cesare Moriconi, Gigi Ruggeri, Alessandro Collu e Piero Moriconi, con il sostegno del presidente della commissione Sanità Raimondo Perra (Psi), di Anna Maria Busia (Cd), Eugenio Lai e Francesco Agus (Sel) e Paolo Zedda (Rossomori). Alla fazione non è bastato neanche il sostegno degli oristanesi, con in testa il pd Antonio Solinas, che si era detto pronto a infilarsi nella disputa con un suo emendamento pro Oristano. La scelta della sede è stato il piatto forte della giornata, anche se sarebbe davvero riduttivo scrivere: il derbissimo ha avuto la meglio su tutto e su tutti. Non è stato così, per fortuna.
La riforma. Nei 18 articoli della riforma, c’è scritto altro e chi sta fuori del Palazzo, i cittadini, ha aspettative molto più di rango. Una su tutte: il diritto alla salute in qualunque Comune, anche in quelli più lontani da Cagliari e da Sassari. Sarà questo il compito del nuovo direttore generale di «Unica», che il primo settembre sarà nominato dalla Giunta. È sempre più probabile, tra l’altro, che possa arrivare da oltre Tirreno: sarà il piemontese Fulvio Moirano o l’emiliano Bruno Zanaroli? Una conferma indiretta sul direttore scelto in una delle due regioni è arrivata dal presidente Pigliaru. «Quando arriverà in Sardegna, sapremo di aver preso il migliore», ha detto in un’intervista tv, per poi aggiustare le parole in aula: «Auspico il miglior candidato possibile e sarà davvero poco importante il Comune in cui è nato». Il super manager dovrà scelto comunque fra i 100 e più aspiranti, che hanno partecipato al bando di giugno e la cui graduatoria è stata pubblicata la settimana scorsa sul sito della Regione. L’importante – e in questo ha ragione Pigliaru – che il prescelto sia davvero un bravissimo. La sanità sarda ha molto bisogno di essere rianimata nei conti (oltre 349 milioni l’ultimo disavanzo, oltre 3 miliardi il costo in un anno) e nella qualità. Avere un bel po’ di eccellenze, non basta più ai sardi.
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