La Nuova Sardegna

Agricoltura, la Cia: mai così in basso

La richiesta: «Un piano straordinario e strategico per puntare subito al rilancio»

3 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. Il prezzo del latte è crollato, da un euro e 20 centesimi a 0,82 al litro, quello del grano è colato a picco, da 32 euro a 20 euro a quintale, e anche chi produce zucchine e melanzane non se la passa bene. «L’agricoltura è al collasso e senza un piano straordinario, sarà la bancarotta», lo hanno detto i vertici della Confederazione italiana degli agricoltori nell’incontro urgente chiesto e ottenuto con l’assessore Elisabetta Falchi. Nel consegnare un documento in cui i numeri in rosso sono un’infinità, il presidente dell’associazione Martino Scanu è stato secco nella richiesta: «Abbiamo superato l’emergenza e abbiamo bisogno di una programmazione seria e completa, che non c’è da vent’anni, per non essere travolti dal mercato». È un mercato in difficoltà ma sempre più inquinato da chi importa il latte da altre Nazioni, compra i quintali di grano nell’Est Europa, o spaccia gli agnelli per sardi e sardi invece non sono. Cioè chi è stato capace di far crescere, in quattro anni, le importazioni in Sardegna di prodotti stranieri fino a 175 milioni, ma allo stesso tempo non è riuscito a difendere, ad esaltare la produzione locale ancora sotto la soglia dei 9 milioni nelle esportazioni. Il risultato di questo disastro, colpevole o doloso che sia, è questo: in un anno i produttori di grano hanno subito un perdita netta complessiva di 14 milioni e mezzo, un pastore ha dovuto rinunciare a quasi 9mila euro di media e, infine nell’ortofrutta la concorrenza spietata della Spagna ha provocato nei bilanci delle aziende un calo del 36 per cento nel fatturato. «È l’intera agricoltura – ha detto Francesco Erbì, presidente della Confederazione – a essere in crisi mai come in questa stagione». Certo, la sfida con il mercato globale è diventata impari, ma secondo i vertici di Cia «poco è stato fatto finora dalla Regione per evitare di finire nel precipizio». Letto il lungo pacchetto di proposte presentate da Cia, l’assessore ha detto: «La volatilità dei prezzi non ci ha certo aiutato, ma per reggere alla forza d’urto del mercato anche agricoltori e allevatori devono fare la loro parte». Per Elisabetta Falchi, è «indispensabile puntare sempre più sulla qualità, sulle filiere e sulla tracciabilità dei prodotti». La soluzione prospettata è quella di «associarsi, fare massa critica, non essere più ostaggio di mediatori che impongono il prezzo a priori». Sono tutti passaggi in cui credono gli iscritti alla Confederazione degli agricoltori, ma dalla Regione si aspettano più decisione nelle scelte strategiche. «Servono piani – hanno scritto nel documento – che valorizzino e facciano crescere le produzioni locali per riuscire a ridurre l’attuale deficit import-export. Servono sostegni agli investimenti nella logistica, nello stoccaggio e nella trasformazione per ridurre i costi ora troppo alti dell’energia elettrica, dell’acqua e dei mangimi. Serve un impegno della Sfirs, la finanziaria della Regione, per sostenere le aziende in crisi di liquidità. Ma soprattutto è indispensabile che il recente marchio di qualità Sardegna diventi uno strumento importante per dare nuovo slancio al settore». L’assessore ha ribadito che l’«impegno è stato e sarà massimo» e lo stesso ha detto il presidente della commissione Agricoltura del Consiglio regionale, Luigi Lotto del Pd, che ha incontrato la delegazione in tarda mattinata.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative