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La tassa salvadanaio contestata da Ryanair

La tassa salvadanaio contestata da Ryanair

Dai vigili del fuoco all’Inps, all’Alitalia: il balzello dal 2003 è cresciuto senza sosta da 1 a 10 euro

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SASSARI. Come una torre traballante a cui si aggiunge ogni anno un piano in più. La tassa sui voli che ha fatto quasi scappare Ryanair dai cieli sardi ha una storia lunghissima. In principio era solo di un euro. La creatività dei burocrati di Stato era riuscita a inventare un balzello da applicare sui biglietti aerei. E pazienza se chi prende l’aereo spesso lo fa per necessità, per lavoro, per curarsi. In particolare se vive in un’isola.

A istituirla nel 2003 era stato il governo Berlusconi. Un euro come addizionale comunale sui diritti di imbarco. Un nome a una tassa che anno dopo anno è diventato una sorta di salvadanaio da cui portare via i soldi. Berlusconi con quell’euro voleva rafforzare i controlli e la sicurezza all’interno degli aeroporti.

Ma presto dietro il nome di questa tassa ci si carica un po’ di tutto. Nel 2005 il governo ritocca la tassa e la porta a 2 euro. L’euro in più serve per alimentare il Fondo speciale per il settore del trasporto aereo. In altre parole soldi freschi per far fronte alla prima ondata di esuberi di Alitalia.

Ma non basta. Nel 2006 arrivano altri 50 centesimi di aumento. Servono per il dipartimento dei vigili del fuoco.

Nel 2008 la tassa quasi raddoppia. Arriva a 4,5 euro. Altri due euro. A cosa servono? A fare fronte agli 8mila esuberi di Alitalia che fallisce.

Nel 2012 un altro carico di euro sulla tassa. Un euro sugli scali romani, quelli su cui volano la maggior parte degli aerei che partono dall’isola. A questo si aggiungono altri 2 euro che vengono imposti dal ministro Fornero per tenere in ordine i conti dell’Inps. Il totale fa 7,5 euro.

Ma non basta, perché il governo Renzi aggiunge un ulteriore balzello di 2,5 euro. Anche questi destinati ai conti dell’Inps che rischiano di finire in profondo rosso. Ma è su questo aumento che scatta la protesta di Ryanair. Anche se bisogna dire che l’aumento riguarda tutte le compagnie. È evidente che le low cost, che vendono biglietti a poche decine di euro, la percentuale della tassa sul costo totale del ticket diventa insostenibile.

Alla fine il governo Renzi ritorna sui suoi passi e cancella l’ultimo aumento di 2,5 euro. Ma ora il premier dovrà trovare un’altra fonte da cui prendere i 60 milioni di euro necessari per tenre in ordine i conti dell’Inps. Perché fino a ora il governo ha solo congelato per il 2016 l’aumento. Il rischio è che dal 2017 la tassa inventata dai burocrati arrivi a costare 10 euro per ogni biglietto. Un costo che Ryanair per primo, ma anche le altre compagnie aeree, non vogliono più sostenere. In altre parole i sardi devono sperare che la tassa del governo si fermi solo a 6,5 euro. (l.roj)

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