Con l’elicottero a caccia di “pirati” e vandali
Il rispetto delle regole del mare viene garantito dall’occhio attento del Koala 5 Il volo da Olbia a Siniscola tra le centinaia di imbarcazioni lungo la costa
OLBIA. Gli elicotteri della guardia costiera sono ritornati, ieri mattina, nella loro base di Sarzana. L’ultimo volo operativo Koala 5 – l’AB 412 in procinto d’essere dismesso dalla Guardia Costiera – lo ha effettuato domenica pomeriggio sul tratto di mare che va da Olbia a Siniscola, con sorvolo di rito su Tavolara, area marina protetta.
Lasciare la piazzola di sosta del Costa Smeralda, aeroporto ad altissima densità di traffico estivo, è un mix di attesa e comunicati radio tra la torre, Koala 5 e le decine di voli commerciali e privati in partenza o arrivo nello scalo gallurese. Quando il via libera arriva dalla torre l’Ab 412 si libra nel’aria come una libellula, virando e dirigendo la prua verso l’isola di Tavolara, prima tappa del volo programmato di vigilanza e soccorso.
Sorvolare a bassa quota l’area marina è d’obbligo, e il comandante pilota Andrea Faggiano effettua virate mozzafiato per raggiungere il cuore dell’Amp, dove un motoscafo e un gommone, ignorando i divieti di accesso, galleggiano su un mare azzurro e trasparente. Bastano due passaggi sopra le imbarcazioni per convincere i “furbetti” ad abbandonare la zona, mentre le telecamere ad alta definizione registrano il passaggio e l’operatore di bordo trasmette, via radio, le coordinate alla motovedetta della guardia costiera. Che, in quel momento, si trova venticinque miglia a sud, davanti alle coste di Santa Lucia, per soccorrere alcuni diportisti rimasti in difficoltà per una avaria al motore. Quelle che dalle spiagge superaffollate di turisti sembrano evoluzioni sono invece passaggi di controllo e verifica dell’ambiente marino. È facile, dall’alto, vedere se qualcuno rilascia in mare, durante la navigazione o da terra, prodotti inquinanti. Lungo la costa sud di Olbia, da Capo Coda Cavallo a Capo Comino, è un susseguirsi di spiaggie bianchissime, paludi salmastre in secca e promontori rocciosi che, bagnate da un mare coloro turchese, sono perse d’assalto dal popolo di vacanzieri. Una sosta tecnica nella piazzola per elicotteri sul litorale di Budoni, dedicata dall’amministrazione comunale ai quattro piloti del Koala 9-07, precipitato su una collina del parco dell’Uccellina di Grosseto nell’ottobre del 2001, durante una missione di soccorso. Il sindaco di Budoni, Giuseppe Porcheddu, ha deposto una corona di alloro per commemorare i quattro caduti, poi l’equipaggio ha fronteggiato l’assalti di turisti e bambini che volevano fare un selfie con il velivolo biancorosso. Il volo ha ripreso mentre le comunicazioni radio segnalavano la partenza rapida dei tre Canadair per l’Alta Gallura, dove il fuoco aveva ripreso a bruciare i boschi tra Luras e Luogosanto. I voli attorno a Olbia sono stati sospesi per alcune decine di minuti, il tempo necessario ai Canadair di rullare e decollare verso l’incendio. Il Koala 5, su segnalazione della capitaneria di porto, dirige la prua verso alcune imbarcazioni che incrociano al largo di Tavolara, da dove un buontempone ha lanciato i razzi di segnalazione. Difficile, senza una visione diretta, stabilire tra un megayacht che naviga a vele spiegate, un motoscafo d’altura sulla cui coperta quattro ragazze si sbracciano salutando e altre piccole imbarcazioni che incrociano nell’area, da dove sia stato lanciato il razzo bianco.
«Un volo di routine, rilassante – spiega in cuffia il pilota Andrea Faggiano». Una volta a terra, a rotore spento, confida la differenza di stati d’animo suo e dell’equipaggio che si prova tra volare sul paradiso turchese delle vacanze e il mare nostrum dello stretto di Sicilia, dove invece di segnalare balordi di spiaggia o di mare si danno le coordinate, alle motovedette, per recuperare le migliaia di migranti in procinto di annegare. Con i loro bambini.
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