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Sistema camerale, il governo ha deciso: da 4 sedi a una sola

Sistema camerale, il governo ha deciso: da 4 sedi a una sola

Via all’accorpamento di Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano Crisponi: «Una rivoluzione inutile che penalizza il territorio»

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SASSARI. La scure del governo si abbatte sulle camere di commercio. Da 105 a 60 a livello nazionale, da quattro a una sola in Sardegna. Uno scenario che non ha colto nessuno di sorpresa, erano mesi che il ministro Marianna Madia aveva delineato le linee guida della riforma. Requisito principale per mantenere la autonomia avere 75mila imprese iscritte. Una cifra che in Sardegna solo Cagliari raggiunge. Le altre tre - Sassari, Nuoro e Oristano - sono tutte al di sotto del quorum richiesto. E dunque la Sardegna avrà una sola Camera di commercio, presumibilmente con sede a Cagliari, a cui basta lo status di città metropolitana per mantenere l’autonomia. E invece ingloberà anche le altre tre, che fino all’ultimo hanno sperato in una deroga.

Sulla riforma hanno più volte manifestato la loro preoccupazione i sindacati, allarmati per il futuro dei dipendenti. In Sardegna i lavoratori delle camere di commercio sono 150: 70 a Cagliari, 40 a Sassari, 26 a Oristano e 18 a Nuoro. A rischio - in base alle previsioni di un taglio degli organici tra il 15 e il 25 per cento - sarebbero una cinquantina di dipendenti. Parla invece di «un passaggio fondamentale di un percorso di modernizzazione che rafforzerà il sistema delle camere di commercio» il presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello.

Boccia completamente la riforma del sistema camerale il consigliere regionale dei Riformatori, Luigi Crisponi, già assessore al Turismo con Cappellacci al timone. «Il governo Renzi mostra quanto sia beffardo nei confronti della Sardegna – attacca Crisponi –. Al termine della sua recente visita nell’isola per la firma del Patto per la Sardegna con il presidente Pigliaru nel suo intervento di commiato, aveva testualmente affermato che “l’Italia poteva crescere se il Sud riprendeva a correre”. Si era dimenticato di aggiungere, “verso il baratro”. Il Sud di cui il premier parlava è quello annichilito dalle continue chiusure, isola compresa, degli uffici pubblici governativi, cui ora si aggiungono le quattro camere di commercio sarde».

Crisponi liquida la riforma del sistema camerale come «una rivoluzione inutile perché tali enti non pesano sulle casse pubbliche e i risparmi per lo Stato saranno davvero lievi. Le stesse imprese su cui gravano i costi di funzionamento camerali l’hanno da sempre definita una tassa impercettibile, mediamente di 90 euro annuali che con i tagli previsti dal decreto diminuiranno di un modestissimo risparmio pari a 20 euro ad azienda. Insomma i tentacoli del governo stanno stritolando quegli stessi enti camerali che agiscono come presidi fondamentali per lo sviluppo economico di territori altrimenti impossibilitati al reperimento di risorse per la crescita e l’internazionalizzazione. Come se non bastasse – conclude il consigliere regionale – la vergognosa cura dimagrante imposta dal Governo Renzi oltre a espropriare il tessuto economico delle proprie risorse provocherà sconquassi fra il personale camerale che sarà interessato da processi di mobilità fra le stesse camere o alla ricollocazione in altra pubblica amministrazione». (al.pi.)

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