Terremoto, il funerale di Andrea Cossu: l’inseparabile cocker non vuole staccarsi dalla bara

La madre di Andrea Cossu stringe tra le mani la foto del figlio

Celebrati a Pomezia i funerali del 45enne di Sant’Antioco morto nel crollo della sua casa a Pescara del Tronto

SASSARI. L’anziana madre non riesce a staccarsi da quella cornice. La tiene tra le mani per tutta la cerimonia funebre. Si intravede la foto del suo Andrea. Non è da solo in quello scatto, c’è il suo inseparabile amico a quattro zampe. Il suo cocker che non lo abbandonava mai. Erano insieme anche la notte del 24 agosto a Pescara del Tronto quando, alle 3.36, una scossa devastante li ha separati per sempre.

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Andrea Cossu, 45 anni, originario per parte materna di Sant’Antioco e paterna di Bonorva, è morto nel crollo della casa in cui amava trascorrere le vacanze. Lui, la moglie e l’amato cocker. Come quasi tutte le vittime del terribile sisma che ha sconvolto il centro Italia, anche lui è stato colto nel sonno. Non c’è stato nulla da fare, mentre la moglie si è salvata per miracolo. E con lei, appunto, il cane, che durante l’intero funerale non si è voluto allontanare dalla bara del suo padrone. I familiari, distrutti dal dolore, lo hanno voluto lì con loro. Lui non sembra darsi pace, scodinzola, con la zampe gratta sulla bara di Andrea. Come se non volesse staccarsi da lui.

Il funerale di Andrea Cossu, artigiano con la passione per il basket e per il tiro a volo, è stato celebrato dal vescovo di Albano Marcello Semeraro a Pomezia, la sua città. O meglio la città che i suoi genitori, entrambi sardi, scelsero negli anni Sessanta per andare a vivere.

Terremoto, il saluto del cocker alla bara: "Erano inseparabili"

La madre, Agnese Massa, è nata a Sant’Antioco, mentre il padre Franco Cossu, morto qualche anno fa, era originario di Bonorva. La famiglia si era trasferita nella cittadina laziale per ragioni di lavoro, ma ha sempre mantenuto stretti i legami con l’isola e con i numerosi parenti che ancora oggi vivono a Sant’Antioco. E ogni anno, soprattutto d’estate, amavano trascorrere le vacanze nella cittadina del Sulcis. Un appuntamento che negli ultimi tempi avevano diradato.

Proprio per quella casetta a Pescara del Tronto che gli è costata la vita. Andrea e la moglie l’avevano fatta sistemare, era diventata il loro nido. Come tanti romani e laziali avevano scelto il paesino dell’Appennino. Ma a Sant’Antioco il suo ricordo è sempre molto fresco. E la notizia della sua morte, tra l’altro trapelata proprio mentre si svolgeva una delle tante manifestazioni estive, ha sconvolto il paese. Il suo nome era nel primo elenco di vittime diffuso dalla prefettura di Ascoli. Il suo corpo era stato uno dei primi a essere estratti dalle macerie.

Insieme ad Andrea Cossu Pomezia ha dato l’ultimo saluto anche alle altre sue vittime.I cuginetti Gabriele Pratesi (di 8 anni) ed Elisa Cafini, 14 anni, morti insieme alle nonne Irma Cafini (81 anni) e Rita Colaceci, 72 . Con loro Wilma Piciacchia, 49 anni, e Arianna Masciarelli, 15 anni. Tutti sull’Appennino per una vacanza che si è trasformata in tragedia. «Pomezia – ha detto monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano, celebrando i funerali in piazza Indipendenza – è tutta qui, nella sua veste pubblica e ufficiale e nella sua realtà di popolo, tutta compresa nella triste vicenda di chi è morto nella più tenera età, come il piccolo Gabriele con la giovane cugina Elisa e la coetanea Arianna, e poi Andrea, Rita, Irma sono figli di questa comunità. Tutti questi nomi, che già solo pronunciare oggi è doloroso per i loro parenti superstiti sono molto di più; sono indici di affetti, speranze, storie che nel loro animo hanno risonanze per tutti noi indescrivibili».

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