Liberu, blitz contro la base alla Maddalena
Attivisti in gommone attraccano a Santo Stefano: stop al progetto di ampliamento del molo
SANTO STEFANO. Hanno dispiegato le loro bandiere al vento e a bordo di un gommone hanno puntato verso l’isola proibita. Gli indipendentisti di Liberu hanno fatto un blitz di primo mattino. I 18 militanti del movimento Liberu, cappeggiati dal leader Pier Franco Devias, hanno raggiunto l'isola a bordo di tre gommoni. Sono saliti in vetta e hanno issato uno striscione con la scritta “Custa terra est sa nostra”. Una manifestazione pacifica con uno scopo politico. Riaffermare la contrarietà del movimento a qualsiasi tipo di servitù militare. In questo caso la protesta nasce dopo l’annuncio della Marina Militare di allungare e sollevare il molo che si trova nell’isola di Santo Stefano per rendere possibile l’attracco delle portaerei della marina. Una decisione che arriva da lontano, dai tempi dell’organizzazione del G8 alla Maddalena, ma che sta per concludere il suo iter burocratico. «Siamo noi i legittimi proprietari di questo paradiso – dice Devias – dobbiamo decidere noi sul nostro futuro. Crediamo che lo sviluppo debba passare per forme di riqualificazione e progetti economici positivi. La politica della guerra ha dimostrato che non genera alcun tipo di sviluppo». Devias ribadisce che Liberu punta a eliminare tutte le servitù militari dall’isola. «Sono solo un segno dell’occupazione dello stato italiano – accusa – non le vogliamo. Dobbiamo liberare i sardi da questa forma di oppressione. Chiediamo anche la bonifica delle aree occupate dalle basi in questi anni e una riconversione economica». Il blitz si è svolto in modo del tutto pacifico e senza nessun incidente. «Noi chiediamo che il popolo sardo si mobiliti per una grande manifestazione che faccia capire quale è la volontà di chi vive nell’isola – continua Devias –. La Sardegna ha già dato e chiediamo che lo stato italiano smantelli le sue basi, i suoi poligoni. Quello che accade a Santo Stefano è inaccetabile. Vengono prese delle scelte e nessuno viene consultato. E in questo vedo anche una posizione colpevole della giunta regionale. Il governatore Francesco Pigliaru non ha avuto una posizione forte con il governo. E anche l’assessore Donatella Spano ha responsabilità per l’immobilismo della Regione davanti allo strapotere delle decisioni del governo italiano».
Da qui l'invito ai sardi per una mobilitazione contro la presenza delle stellette nell’isola e la richiesta di referendum. «Sulle servitù – ribadisce – il governatore Pigliaru è troppo morbido, il suo progetto di riduzione è fallito. Noi chiediamo lo smantellamento di ogni forma di occupazione, cui deve seguire la bonifica dei luoghi e la riconsegna degli stessi ai sardi».
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