Talento a scuola e nello sport, futuro negli Usa per una sedicenne di Monastir
Gli straordinari successi americani di Viola Marcia che ha vinto una borsa di studio per 4 anni che le consentirà di completare gli studi a New York
CAGLIARI. Appena sedici anni, due titoli: la maturità americana e il prestigioso diploma di International Bacchalaureate, un passepartout globale per lo studente del XXI secolo, accettato in tutti i paesi del mondo. Si chiama Viola Marcia, risiede a Monastir, dopo il ginnasio frequentato al Siotto ha deciso di provare l’avventura negli States. Al campus Ef di New York dove ha studiato, Viola è stata la più giovane allieva del corso, a cui eccezionalmente è stata ammessa prima dei 15 anni di età. Il perché è scritto nel suo curriculum: a 13 anni aveva già ottenuto la certificazione Cambridge B2 per la lingua inglese, a 14 anni la Delf B2 per il francese. Negli Usa però contano anche i meriti sportivi: Viola è agonista di vela allo Yacht Club Cagliari, è cintura marrone di judo, pratica il nuoto e lo sci alpino. Ciliegina sulla torta il suo amore per la musica, è stata scelta lei come primo violino al gran concerto per la graduation, la festa di diploma, tenutosi alla Spellman Hall di New York davanti a mille persone.
Il suo futuro è segnato: conclusi gli studi medio-superiori piazzandosi tra i venti migliori allievi del college, alla ragazza di Monastir è stata riconosciuta dal governo americano una borsa di studio quadriennale di 17 mila dollari l'anno per continuare gli studi in Usa. Così a fine agosto, ancora sedicenne, Viola ha lasciato le amatissime spiagge cagliaritane per il Manhattan College, ancora New York.
Emigrata da due anni, Viola non ha dimenticato la Sardegna: il saggio lungo di maturità ha dedicato all'analisi chimica del Nepente, il vino di Oliena: «Mi è sembrato così di essere un po' più vicina a casa - racconta - e ho avuto inoltre l'orgoglio di far conoscere la favolosa storia del suo vino e di Oliena, secondo la tradizione fondata dai troiani scampati alla spada di Achille, e cantata da D'Annunzio e Grazia Deledda. I professori e i miei compagni di studio, gialli o bianchi o neri che fossero, si sono incantati con me». Il suo saggio comincia così : «Questa per me è chimica delle mie radici. Sono malata di nostalgia, lavoro su questo argomento perché mi sembra così di essere più vicina a casa. Questo mitico vino ha lo stesso carattere della mia terra, forte, scontroso, profondamente sincero. Se lo assaggiate con attenzione, ci trovate dentro lo spirito di un popolo». Il raffronto con l’Italia: «Nel nostro paese c'è spesso un fosso che separa professore da studenti, uno è alla cattedra e gli altri ai banchi. Negli States il rapporto è molto confidenziale. Ma attenzione, non ci sono sconti, le regole vanno rispettate o sei fuori. Sei libero, anche di fallire. E non ci sono le foglie di fico della privacy, siamo tutti on line. Se le università vedono che vai forte ti mandano mail già dal penultimo anno di liceo, ti covano come se fossero loro la chioccia e tu l'uovo». Ma l’Italia resta nel cuore: «Sono fiera di essere italiana, fuori ci disprezzano come sistema, ma ci apprezzano come individui. Io sono fuori un po' perché voglio conoscere il mondo, ma un po' perché l'Italia ha smesso di pensare a noi giovani. Una madre (patria) che costringe i suoi figli ad andarsene per poter vivere non è più una madre».
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