La Nuova Sardegna

Lo stallo nel Pd blocca la giunta

Da mesi si pensa a un rimpasto, ma tutto è fermo perché i Dem sono senza guida

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CAGLIARI. In pochi lo ammetteranno, ma la guerra sui nomi dei manager Asl è legata a doppio filo con i rapporti all’interno della maggioranza. Le barricate che si sono sollevate per il nome di Francesco Zavattaro alla guida dell’Azienda unica vanno al di là dei dubbi sul curriculum del manager scelto dalla presidenza. C’è forse più un atteggiamento di fastidio nei confronti del governatore e dei funzionari degli assessorati che hanno deciso in perfetta solitudine. Per correttezza si deve dire che queste sono nomine presidenziali, in altre parole sulla carta le deve fare il governatore Francesco Pigliaru. Ma ai partiti non hanno condiviso la mancata condivisione.

Qualcuno ha cercato di dare una chiave di lettura di contrapposizione. Riformismo, Pigliaru, contro gattopardismo, partiti. Ma forse è tutto molto più complicato. Il caos esploso intorno alle nomine è solo un casus belli. Da tempo in maggioranza i rapporti sono tesi. Sel ha disertato il vertice sull’Asl e da mesi non risparmia critiche a molte decisioni della giunta. Uno dei leader del partito nell’isola da tempo chiede una verifica sul programma e un riassetto in giunta. Anche gli altri partiti della maggioranza spingono in questa direzione. Pigliaru non ha mai fatto barricate. Prontissimo al confronto ha chiesto di discutere insieme ai partiti l’agenda delle priorità dei prossimi 30 mesi. Ma manca un pilastro in questo palazzo del dialogo. Il Pd. I democratici evitano l’affondo. Evitano di chiedere un rimpasto, una revisione dei ruoli e delle poltrone nella giunta e nei posti di governo. Non solo per dare respiro al governatore, ma anche perché nel Pd regna l’anarchia. Le dimissioni di Renato Soru da segretario hanno dato vita al caos. Manca un nome che metta d’accordo le diverse correnti. E dentro il partito c’è la volontà delle anime di pesarsi. Impossibile in questo momento trovare nuovi accordi che rendano governabile il partito. Si dovranno aspettare l’assemblea e il nuovo direttivo. Solo in quel momento si troverà il nuovo segretario del Pd. E subito dopo ci potrà essere il confronto con gli altri partiti della maggioranza in Regione per dare vita al rimpasto. In altre parole fino a quando il lento e macchinoso rito democratico non sarà completato lo stallo della Regione sembra inevitabile.

L’assenza di pace nel Partito democratico ha come effetto collaterale una sorta di stasi nel dibattito politico all’interno dell’esecutivo che guida la Regione. (l.roj)

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