Il veterinario: «Un disastro chiedo perdono a tutti»
L’auto sulla folla, Gattu ammette le colpe: disposto l’obbligo di dimora a Orune
NUORO. «Avvocà, ho sbagliato, voglio solo chiedere scusa. Ho rovinato un momento di festa in un paese dove tra l’altro ho tanti amici, lavoro e conosco molte persone. Voglio solo chiedere scusa perché ho sbagliato. Ho bevuto, pensavo di riuscire a tornare a casa, poi a un certo punto ho perso sensibilità ai piedi, ed è successo il disastro. Lo so, ho sbagliato, sono malato e prendo farmaci, e proprio per questo quella sera non avrei dovuto bere così tanto. Vi prego, chiedete scusa da parte mia a tutti i feriti, al paese di Nule e anche ai miei compaesani. Non chiedo altro».
«Rispondo a tutto». In piedi, vicino al suo letto del reparto di Chirurgia dell’ospedale San Francesco, Dino Gattu – il veterinario orunese di 43 anni arrestato qualche giorno fa dopo aver falciato con la sua Panda 32 persone che partecipavano alla festa patronale a Nule – lo ripete più volte ai suoi avvocati Pietro Pittalis e Paolo Tuffu. E poco dopo lo ripete anche al gip Mauro Pusceddu che si presenta nella sua stanza al settimo piano dell’ospedale per l’udienza di convalida dell’arresto fatto dai carabinieri della compagnia di Bono. «Vuole rispondere alle domande o ha intenzione di avvalersi della facoltà di non rispondere?», gli chiede il giudice, vicino al sostituto procuratore che segue l’inchiesta, Manuela Porcu. «Voglio rispondere – dice lui, deciso – ma prima di tutto voglio chiedere scusa perché ho sbagliato».
La decisione del gip. Dopo qualche ora, nel primo pomeriggio di ieri, per Dino Gattu sarebbe arrivata la notizia attesa da molti in paese: il gip Mauro Pusceddu, accogliendo anche la richiesta del sostituto procuratore Manuela Porcu oltreché quella dei difensori dell’indagato, dopo aver convalidato l’arresto di Gattu ha disposto nei suoi confronti la misura dell’obbligo di dimora a Orune e il divieto di uscire di casa dalle 22 alle 5.
Il ritorno a casa. Subito dopo il gip ne ha disposto l’immediata scarcerazione. E così, dopo aver sistemato le sue cose in una sacca, ieri sera Dino Gattu, accompagnato dai carabinieri e da alcuni familiari, ha ripreso la strada di casa, a Orune. Là dove mamma Santina lo attendeva dall’altra notte, prima di scoprire, con disperazione e sgomento, come si era conclusa, a Nule, quella drammatica serata in piazza.
«Non ho sentito più i piedi». «Ricordo bene cosa è successo quella sera – ha spiegato ieri Dino Gattu rispondendo alle domande del gip – dalle 18 alle 22 ero seduto al bar e guardavo la sfilata bevendo birra. Intorno alle 23 o forse a mezzanotte ho deciso di andare via, ho salutato i due amici che mi avevano fatto compagnia al bar, sono salito in auto e mi sono avviato verso Orune. Nel fare una curva, però, mi sono reso conto che avevo perso sensibilità ai piedi».
«Non avrei dovuto bere». Nel corso dello stesso interrogatorio, Gattu ha precisato anche che quella mancanza di sensibilità agli arti l’aveva provata in altre occasioni e che è una conseguenza di alcuni medicinali che prende per una malattia della quale soffre da tempo. «So che non avrei dovuto bere – ha ripetuto il veterinario orunese davanti al giudice – e so anche che la perdita di sensibilità a qualche arto può essere una probabile conseguenza dell’interazione tra la mia malattia, i farmaci e l’alcol. Proprio per questo non avrei dovuto bere più di due bicchieri. Non mi dò pace».
«Mi sono trovato in piazza». «Proprio nel momento in cui ho perso la sensibilità ai piedi, indossavo un paio di scarponcini anti-infortunistica pesanti, mi sono trovato davanti un ostacolo nella strada, un furgone, e quindi ho cercato di evitarlo svoltando di impulso. E a quel punto mi sono trovato verso la piazza piena di gente senza riuscire a premere con il piede sul freno».
Ma il gip, nel motivare la convalida dell’arresto, ha precisato che tuttavia, proprio in quel momento la mancata decisione di tirare almeno il freno o di estrarre le chiavi dell’auto dal blocco dell’accensione, è una ulteriore riprova della mancanza di lucidità causata dall’eccesso di alcol ingerito.
«Pugni dappertutto». «Appena ho fermato la macchina – ha proseguito Dino Gattu – hanno cominciato a piovere i pugni dappertutto, ma il mio vetro anteriore era rotto, non riuscivo a vedere chi fossero. Ho chiesto a quelle persone di fermarsi, ho cercato di proteggermi dai colpi. Qualcuno poi ha cercato di bloccare chi mi aggrediva e poi sono arrivati i carabinieri e mi hanno tirato fuori dall’auto».
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