Pecorino romano, prove di armistizio sul prezzo del latte
Incontro tra Coldiretti e Fratelli Pinna: accordo sulla condivisione dei dati e sulla ricerca di nuovi mercati per il formaggio
BANARI. Le divisioni restano ma passano in secondo piano. Adesso è più importante programmare il futuro perché il latte sardo, e quindi il pecorino romano, hanno bisogno di nuovi orizzonti da raggiungere. Dopo l’incontro organizzato da Coldiretti e dal Comune di Banari, a cui hanno partecipato anche i vertici dell’azienda dei Fratelli Pinna, è nata l’idea di sviluppare una programmazione comune che getti le basi di un impegno tra allevatori, industriali, associazioni di categoria e politica.
Il faccia a faccia ha deluso chi aspettava una singolar tenzone in stile epico cavalleresco. Le armi sono finite in soffitta perché i due contendenti dopo qualche schermaglia hanno parlato di un futuro condiviso in cui il pecorino dovrebbe diventare il re dell’export in Sardegna.
Le origini della crisi. Lo scontro tra gli allevatori e gli industriali è legato al prezzo del latte: troppo basso secondo i pastori, vincolato al surplus di produzione secondo gli industriali. Dietro al balletto delle cifre c’è un settore che si muove senza un obiettivo comune. Capita così che il latte venga venduto dai privati a un prezzo e dalle coop a un altro. Oppure che una previsione di surplus pari al 40% diventi poi del 20%. Un guazzabuglio che peggiora quando si parla di condivisione delle informazioni.
Il caso dei dati. È stato il punto più critico dell’incontro. Coldiretti ha mosso un’accusa generica ma decisamente mirata: «Non capisco perché non vengano forniti i dati aggregati della produzione. C’è forse qualcosa da nascondere?», ha domandato Luca Saba, responsabile della sezione sassarese di Coldiretti. La risposata è arrivata immediata: «Dati pubblici», ha detto Andrea Pinna, «ma incrociarli è fondamentale e se ne potrebbe occupare la Regione». Il problema delle informazioni da condividere è entrato nella risma di impegni da risolvere il mese prossimo.
L’eccesso di produzione. È un altro argomento caldo e Coldiretti non ha perso l’occasione per ricordare la proiezione dei Fratelli Pinna del gennaio del 2016: «Dicevano che c’è il 40% della produzione in più ma si sbagliavano. Non avevano considerato i picchi di produzione dei capi ovini», dice il presidente regionale, Battista Cualbu. La replica dei Pinna è stata immediata: «Le proiezioni erano quelle, non vogliamo affossare il mercato ma fare in modo che il prezzo del latte sia congruo. E se non si vende il formaggio è improbabile che si compi il latte».
Le soluzioni. Le prima sono state individuate: condivisione dei dati e attenzione verso i mercati esteri. La Regione, poi, dovrà aprire il portafoglio: «Dieci, anche venti milioni di euro per pagare il surplus potrebbero essere un buon inizio», ha detto Andrea Pinna prima che Battista Cualbu chiedesse “una buona fetta del Patto per la Sardegna per l’allevamento”. E poi, l’onere della costituzione di un soggetto interprofessionale che si occupi del pecorino romano.
La Regione. L’assessore Elisabetta Falchi ieri non era a Banari per colpa di un difetto di comunicazione con gli organizzatori ma in serata è arrivata la replica: «Gli industriali hanno ritardato la condivisione dei dati delle produzioni evocando problemi legati alla privacy e, finora, non hanno aderito all’organizzazione interprofessionale, il cui iter è in corso di completamento». Una risposta che descrive un altro aspetto di una vicenda che potrà essere chiarita tra un mese, quando si scoprirà se i buoni propositi di ieri potranno diventare realtà.
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