I ricordi e la gioia della pronipote
Gavina Sanna è stata tra le più attive sostenitrici della causa di beatificazione
PORTO TORRES. Il ricordo più lontano è una bella immaginetta custodita gelosamente, dal padre, nel portafoglio. Quindi il racconto della sua vita tramandato per generazioni. Gavina Sanna, pronipote della venerabile Elisabetta, ha 71 anni, vive a Porto Torres e non ha mai dimenticato la zia “santa”, come è sempre stata chiamata in famiglia. Quell'immagine conservata dal padre, per Gavina, è diventata, negli anni, un'icona sacra a cui rivolgersi nelle difficoltà, negli immancabili momenti di dispiacere che, spesso, scandiscono la vita di ogni persona.
Così, nel 1988, in occasione del bicentenario della morte della venerabile, partecipa, con un centinaio di codrongianesi, al pellegrinaggio a Roma nella chiesa di San Salvatore in Onda, dove è sepolta la zia.
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«Al rientro – racconta – ho deciso che non bastava il pellegrinaggio, sentivo che dovevo fare di più e allora ho cominciato a mandare delle offerte ai pallottini chiedendo che facessero qualcosa per riprendere il processo di beatificazione».
Non contenta, Gavina Sanna, verso la fine degli anni Ottanta, si è messa in contatto con l'arcidiocesi di Sassari e ha parlato con l'allora arcivescovo, Salvatore Isgrò. Poi il processo ha ripreso il suo corso. Come è facile immaginare, la notizia della cerimonia di beatificazione della zia “Santa”, il prossimo 17 settembre, a Saccargia, è stata accolta da Gavina con grande gioia: «Ho fatto fare uno stendardo con l'immagine di Elisabetta Sanna e il giorno della cerimonia - conclude Gavina - vorrei chiedere al cardinale Amato di benedirlo». (a.me.)
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