La Nuova Sardegna

L’ultimo saluto a Matteo davanti al suo mare

di Giampaolo Meloni
L’ultimo saluto a Matteo davanti al suo mare

In migliaia al funerale: inconsolabile Davide, l’amico indagato per la tragedia

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INVIATO A SANTA TERESA. Una città in silenzio, per l'intera giornata, sino alle diciassette, quando il sole del pomeriggio cala sulla terrazza del centro comunitario Il cenacolo che il parroco don Peppino Masala ha voluto scegliere per contenere la folla durante la celebrazione, ma anche per simboleggiare il legame profondo di Matteo e della sua famiglia con il mare. La piazza si affaccia su Rena Bianca, dall'altra parte è nitido il profilo delle falesie di Bonifacio. Quella vita spezzata venerdì sera dalla tragedia è ora protetta da una bara posata sul pavimento e abbracciata dall'intera comunità. Il feretro è rientrato da Sassari. Quando l'auto funebre si ferma al cancello della piazza il dolore esplode nel pianto dei familiari, degli amici. La sirena di una nave sibila tre fischi. «È il saluto del tuo mare», dice don Peppino, che quel ragazzo, bagnino d’estate, lo aveva seguito nella preparazione al battesimo, alla prima comunione e alla cresima. Centinaia di persone affluiscono da via Amsicora e da via Verdi, all'incrocio che si consuma nell'ingresso del Cenacolo. In pochi secondi diventano qualche migliaio. Un applauso saluta Matteo.

La partecipazione. Santa Teresa di Gallura ha testimoniato il proprio dolore con una partecipazione straordinaria. In serata ha aderito con la chiusura di negozi e servizi per due ore al lutto cittadino proclamato dal sindaco Stefano Pisciottu. «Purtroppo quella piazza che è simbolo di pace è stata segnata dal dramma», commenta al termine della cerimonia, alla quale la municipalità ha partecipato con il gonfalone, il comando della polizia locale, della stazione dei carabinieri. C'è un’équipe della protezione civile locale.

Gli amici. Accanto al feretro un prato di corone. Le hanno posate gli amici di Oristano, di Cagliari, i colleghi del discount nel quale lavora la sorella Sara, cooperative, gli staff dei bar nei quali Matteo e gli amici hanno trascorso tante serate. C'è anche un gagliardetto della sua squadra del cuore, la Juventus: lo hanno portato i compagni della tifoseria. Poi altri amici, tanti parenti. Abbracci, pianti. «Non ci sono parole per descrivere questa tragedia», dice don Peppino che fa di tutto per consolare i genitori, alla mamma e al papà di Matteo, Marianna Coppi e Giuseppe Fasolino, e allo stesso modo consolare i genitori di Davide, l'amico che del dramma di quel venerdì sera porta la ferita più profonda e dolorosa, impressa da uno scambio di parole forse diventato aspro senza volontà.

La maglietta. Rosanna Casula e Sergio Porcu hanno gli occhi gonfi di lacrime, gli sguardi fissi su quel pavimento. C'è anche Davide, seduto sul cemento della piazza, davanti alla bara, con i fratelli Mauro e Mirko e tanti altri giovani. Posano a terra una maglietta rossa, qualche oggetto, quasi volessero aggrapparsi con un filo di vita all'amico di sempre. «La comunità è angosciata per un figlio che improvvisamente è andato via», osserva don Peppino, che si affida alla lettera di San Paolo ai Corinzi per spiegare che quello strazio, quell'estremo impossibile tentativo di tenere aggrappato Matteo alla vita non è che «il dubbio sulla vittoria della morte». Il sacerdote si appella alla fiducia per scongiurare i genitori dall'abbandono, «per evitare di farsi vincere dal panico e dalla confusione». Ma parla soprattutto ai giovani, ai compagni di Matteo: «Abbiamo una grande ricchezza nella vita, è la nostra forza, la nostra intelligenza per realizzare i progetti personali e quelli della famiglia. È una ricchezza che va coltivata attraverso i genitori, lo studio, il lavoro. Ne siamo custodi, valorizziamola». Un richiamo alla responsabilità propria e degli adulti, perché non rimangano prigionieri della solitudine, della superficialità.

I palloncini. La sirena della nave suona ancora tre volte, alle sei del pomeriggio. La comunità in corteo accompagna il feretro al cimitero. Sul mare di Santa Teresa di Gallura si alza una nuvola di palloncini bianchi. Nella piazza centrale che a tarda sera sembra rianimarsi, resta una corona di fiori.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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